Intersos: alla cooperazione dato solo il 3,6%. Siamo allora in Afghanistan solo per motivi militari

martedì, 25 Gennaio, 2011

Perché stiamo in Afghanistan? Per aiutare le popolazioni? Intersos analizza gli stanziamenti: soilko il 3,6% è destinato alla cooperazione allo sviluppo. Conclusione : “i bisogni della popolazione interessano sempre meno o solo in modo strumentale alla buona riuscita dell’intervento militare”. Il comunicato dell’ong Intersos:

INTERSOS: ‘PERCHE’ 4.000 SOLDATI ITALIANI SONO IN AFGHANISTAN?’
La politica deve rispondere con chiarezza e verità.
Non si può continuare a morire senza sapere perché

In una nota del 25 gennaio, indirizzata ai Parlamentari in occasione dell’esame del Decreto Legge sulle Missioni internazionali (DL 228/2010), INTERSOS pone alcune domande sul senso della missione militare in Afghanistan. “Esistono ancora le ragioni perché l’Italia rimanga a combattere in Afghanistan?” Esaminando il DL, Nino Sergi, presidente dell’organizzazione umanitaria, lancia l’allarme sullo svuotamento della cooperazione civile rispetto alla costante crescita degli stanziamenti per gli interventi militari. “Nonostante che il titolo del DL metta in evidenza innanzitutto gli «interventi di cooperazione allo sviluppo» e solo in seconda posizione le «missioni internazionali delle forze armate e di polizia», ai primi vengono destinati solo il 3,6% dei 754 milioni stanziati per il primo semestre 2011: cioe’ 27 milioni, da suddividere tra Afghanistan, Pakistan, Iraq, Libano, Sudan, Somalia, Myanmar”.

Continuando nell’analisi del DL, INTERSOS sottolinea che dal 2008 i fondi destinati alle attività di cooperazione allo sviluppo sono diminuiti del 42%, rispetto all’aumento dei fondi del DL (+50%) da 1 a 1,5 miliardi. Se nel 2008 era fissato un 9,4% del DL per le iniziative di cooperazione, nel 2009 è sceso al 6,1%, nel 2010 al 4,7% ed ora al 3,6%. “C’e’ da sottolineare anche che, con il quasi azzeramento dei fondi previsti dalla Finanziaria per la cooperazione allo sviluppo (0,13% del PIL), per alcune aree rimangono ormai solamente questi pochi fondi stanziati con il Decreto Missioni Internazionali. L’Afghanistan subisce cosi’ una riduzione che impedisce di pensare ad iniziative efficaci e durevoli a favore della popolazione”. Per INTERSOS, “lo strumento militare sta diventando l’unico strumento di intervento; i bisogni della popolazione interessano sempre meno o solo in modo strumentale alla buona riuscita dell’intervento militare”.

Cosciente dell’inquietudine che le domande senza risposta suscitano, Sergi invita i parlamentari che si apprestano al voto del DL a rispondere chiaramente ai molti punti interrogativi, soprattutto a quello fondamentale: “perche’ si continua la missione militare, se la centralita’ della popolazione afgana, con i sui bisogni reali e le sue aspettative, viene meno?  Perche’ si combatte? Esistono ancora ragioni forti, vere e convincenti che giustifichino questa presenza? Sono domande che da alcuni anni attendono risposte chiare che non arrivano. “Oggi, ci sembra che vi siano elementi, come quelli che abbiamo cercato di evidenziare, tali da mettere in serio dubbio, ormai, l’esistenza di tali ragioni. Si tratta – continua Sergi – di un cambiamento nella nostra valutazione della realta’rispetto agli anni passati”, che crea inquietudine ma che deriva dalla perdurante mancanza di coerenza e di risposte chiare in merito.

Allargando lo sguardo alle varie crisi internazionali degli ultimi decenni, la nota di INTERSOS evidenzia come la scelta militare sia stata quasi sempre il risultato della sconfitta della politica. diventando così “l’alibi, la facile scorciatoia, la facciata dietro a cui nascondere l’incapacita e l’impotenza politiche, sia all’inizio che nel perdurare di alcune crisi”. In questa prospettiva, aggiunge Sergi, i militari meritano considerazione e rispetto: per senso dello Stato acconsentono a coprire l’inadeguatezza e le carenze della politica, coscienti di cio’ e accettandolo, in ogni caso, come dovere”.

Il Decreto Legge sulle Missioni Internazionali e’ ora all’esame della Camera per poi passare al Senato entro febbraio per l’approvazione definitiva.

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