Padova, la Lega “epura” 25 aprile e 1° maggio. Uno studente protesta con l’assessore

giovedì, 6 Gennaio, 2011

Padova, l’assessore leghista alla provincia brucia denaro pubblico per un calendario in cui il 25 aprile e il I maggio risultano giorni qualunque. La lettera di protesta di Fabio Pagini Rizzato, uno studente padovano.

LETTERA DI UN GIOVANE STUDENTE PADOVANO SUL CALENDARIO

2011, TAROCCATO DALLA PROVINCIA DI PADOVA

Sono sconcertato dall’ennesima idiozia a opera dell’Assessorato all’identità

veneta del leghista Comacchio. Mi riferisco al calendario prodotto dalla

provincia e consegnato a tutte le amministrazioni comunali perché venga

distribuito in tutte le scuole. In questi calendari mancano le festività del 25

aprile, Festa della Liberazione, e il primo maggio, la Festa dei Lavoratori.

Siamo di fronte a qualcosa di raro squallore politico, l’ennesima azione

grave e irrispettosa nei confronti dell’intero Paese. Andando con ordine

siamo anzitutto di fronte ad un ignobile spreco di denaro pubblico in un

momento di crisi economica. Nulla vieta alla Lega di stampare a spese

proprie un calendario e di spedirlo a chicchessia ma un assessore

provinciale non è certo un uomo di partito, bensì un funzionario pubblico

che non può permettersi tali orrori proprio in virtù del prestigio e

dell’importanza della carica che ricopre. Le istituzioni sono anche mie, i

soldi sono anche miei e sarei consolato dal fatto che i miei diritti e i miei

soldi fossero rispettati. Il secondo fatto spregevole è che con questa grave

mancanza si offendono i nostri unici eroi e la loro memoria, morti per

liberarci dai nazifascisti, e quella di quanti lavorano o sono morti per il

lavoro. il 25 aprile è l’evento fondante del nostro vivere civile, quello che

fa di noi un popolo indipendente e libero. Infatti con la Resistenza

abbiamo conquistato la nostra indipendenza e la nostra unità nazionale. Per

seicento giorni l’Italia fu spaccata in due e la Resistenza fu in primis

volontà di riunificare nella libertà e nella democrazia quanto viltà di re,

pavidità di politici, viltà di alti comandi militari e illusione di dittatori al

tramonto avevano spezzato. Ben segnate nel calendario imputato troviamo

il 28 febbraio, il ”Bati marso”, il 25 marzo la ”terza edizione della Festa

del Popolo veneto” e ancora la ricorrenza della mamma o dei nonni.

Mancano all’appello solo quelle due ricorrenze che contengono valori

fondanti. Bisogna ricordare alla giunta provinciale che una pianta muore se

viene privata delle sue radici, proprio ciò che si sta facendo in Italia dalla

più piccola amministrazione allo stato centrale. Si sta portando avanti un

revisionismo codardamente nascosto ma strisciante. Tuttavia se qualcuno

deve ricorrere a questi mezzucci per richiamare la propria identità vuol

dire che l’ha già persa. Ahimè è doloroso constatare che questa legislatura

provinciale di centro-destra finora sia riuscita a distinguersi a livello

nazionale, e non solo, già ben poche volte ed il motivo sono, nei casi più

noti, dichiarazioni offensive e gratuite contro il diverso. La sostituzione

della Liberazione con la Festa di San Marco non rispetta l’identità veneta

anzi la infanga poiché tale giunta non sa, non ricorda o non ha studiato

nulla riguardo le medaglie d’oro al valore militare conferite alla provincia

di Pordenone, alla città di Vicenza, di Belluno, di Treviso, di Bassano e

all’Università di Padova per il contributo alla Resistenza. L’assessore

Comacchio si è difeso in maniera stravagante dicendo che le feste

mancanti si possono segnare in penna, e che nulla vieta agli insegnanti di

affrontare in classe l’argomento delle feste nazionali: Il commemorare

l’identità nazionale quindi non spetterebbe quindi alle istituzioni bensì alla

discrezionalità dell’insegnante, altro pessimo esempio di educazione civica

dal mondo della politica. C’è da chiedersi cosa penserà il resto d’Italia e

d’Europa di una provincia che dimentica la ricorrenza che ne fonda le

libertà, che dimentica chi lavora e chi ha versato il sangue per la

democrazia, con tali azioni si dipinge il popolo veneto come polentone

ignavo della propria storia e cultura. Stando al principio del “chi sbaglia

paga” la punizione esemplare per questo assessore dovrebbe essere

scrivere 50 mila volte “Viva l’Italia”, una per ciascuna stampa e su ciascun

calendario distribuito. Ma la caduta di stile ha toccato livelli

inimmaginabili con le dichiarazioni dell’assessore regionale Maurizio

Conte (Lega), il quale non ha dubbi sul fatto che la festa di San Marco,

all’interno di un calendario promosso dall’Assessorato all’Identità veneta,

ha priorità sulla Liberazione, mentre afferma che per il primo maggio

dovrebbe esserci un almanacco che riporta la festa del lavoratore tutti i

santi giorni. Nei fatti però i due leghisti dal loro calendario trovano

opportuno cancellare l’unica ricorrenza per celebrare chi si suda lo

stipendio lavorando duro e onestamente, quelli che hanno pagato il

calendario: la riprova che per questo tipo di politici tra il dire e il fare c’è

un mare profondo. Molto c’è da cambiare e rivedere ma non credo che si

debba iniziare liberandosi da celebrazioni importanti come queste. Pare

che le cariche all’interno dell’amministrazione provinciale vengano

assegnate in base al livello culturale del soggetto, in modo inversamente

proporzionale; non è negando qualche cosa che la si fa sparire ma si tratta

solo di una questione di mancanza di rispetto per chi onora quelle date. La

resistenza partigiana ha imbracciato le armi sapendo che la ricompensa

sarebbe stata per loro la morte e un futuro migliore a chi veniva dopo di

loro, qualcun’altro invece fucili e baionette le ha solo promesse, insieme a

tutte le altre cose che non ha mantenuto. Ma per questi non ci sarà

nemmeno il carbone nel giorno della Befana, poiché servirà ai giovani

italiani per festeggiare come si usa ogni 25 aprile lungo gli argini dei

fiumi, spensierati, entusiasti della vita, pieni di sogni da realizzare grazie al

sacrificio di nonni, bisnonni e a sconosciuti: festeggeranno quindi coloro

che hanno permesso loro di essere liberi e ad altri di dire e fare certe

stupidaggini. Non possiamo non indignarci di fronte a chi sputa sul passato

e sul futuro dell’Italia nell’anno del suo 150esimo anniversario anche

perché identità veneta e italiana si possono completare senza che l’una si

scontri con l’altra. Nel giorno di San Marco, vige l’usanza da parte degli

uomini di offrire alle donne un bocciolo di rosa rossa, il bòcolo. Tale

usanza nasce da una leggenda: una bionda fanciulla di nome Maria,

figlia di un Doge, si era innamorata di Tancredi. Il sentimento dei due

era osteggiato dal Doge, che non ne avrebbe mai permesso il

matrimonio. Maria, pertanto, chiese a Tancredi di andare a combattere

contro i turchi e coprirsi di gloria così il padre non si sarebbe più

opposto al loro amore. Tancredi partì e la fama delle sue gesta si sparse

presto per il mondo. Un giorno, però, arrivarono a Venezia alcuni

cavalieri Franchi guidati da Orlando e annunziarono a Maria la morte

del giovane. Era caduto sanguinante sopra un rosaio, ma prima di

morire aveva colto un fiore e aveva pregato Orlando di portarlo alla sua

amata. La fanciulla prese la rosa tinta ancora del sangue del suo

Tancredi. Il giorno dopo, in cui ricorre la festa di San Marco, fu trovata

morta con l’insanguinato fiore sul cuore. Da quella volta il bocciolo di

rosa, simbolo dell’amore che sta per aprirsi alla vita e al sole, viene

offerto alle donne. Le due feste che si sovrappongono alla data del 25

aprile hanno in comune tre elementi: il sangue, l’amore e un fiore.

Anche la famosa canzone del partigiano parla di un uomo che

imbraccia le armi: lo fa per amore di lei e dell’Italia, ma questo amore è

spezzato dalla guerra e questa spezzerà anche la sua vita. Anch’egli,

come Tancredi, salutandola le lascerà di sé lo stesso ricordo, il fiore del

partigiano. Se si negherà spazio a quest’ultima festa per dare spazio alla

seconda non ne avrà vantaggio alcuno l’identità veneta, anzi, si

disonoreranno entrambe le ricorrenze.

5 gennaio 2011

Fabio Pagini Rizzato

tagged under:

About Paolo Brogi - View all posts by Paolo Brogi

This author has not fill out his/her bio, coming soon.

Follow paolo-admin on: