Primarie. Napoli, il valore di un uomo (20 euro)…La lettera di Cesare Moreno

venerdì, 28 Gennaio, 2011

Ho chiamato il mio vecchio compagno di strada, Cesare Moreno, a Napoli. Cesare, vuoi spiegare che è successo con le primarie del Pd? Ecco cosa mi ha risposto. Per chi non lo conoscesse, Cesare è un maestro di strada, ha l’abitudine ormai secolare di girare con i sandali ai piedi estate e inverno (nella foto, i piedi sono i suoi, e questo non è solo un modo di girare…), ha idee sue e adeguata conoscenza della situazione. Ecco cosa ha scritto per tutti noi, partendo dalla notizia che un voto alle primarie del Pd costa 20 euro…

Il valore di un uomo

Ma cosa succede a Napoli?  Ormai considero la mia città un luogo dell’anima planetaria e globale: qualsiasi cittadino del mondo dalle discariche di Nairobi, ai grimperos dell’America Latina possono trovare i Napoli una pietra di paragone che li rende più belli, più puliti, più buoni.
Bisognerebbe  che ogni cittadino del villaggio globale a cui giungono le notizie di napoli versasse un cent come royalties su questo patrimonio di monnezza che mettiamo a disposizione del mondo.
E dovrebbero pagare un po’ di più i filosofi, perché Napoli tiene aperti interrogativi filosofici  altrimenti offuscati dall’opulenza e dall’efficienza. Ad esempio come si stabilisce il valore di un uomo..
A quanto pare per le primarie un uomo vale 20 euro, per le politiche, a seconda della congiuntura tra 50 e 100 euro. Anni fa al top delle stragi un killer costava 300.000 lire: veramente prezzi popolari. Or preferisco non tenermi aggiornato su questo tariffario. Quindi basta fare una media ponderata di questi numeri per sapere il valore di un uomo.  Molto basso qui a Napoli.
L’ulteriore domanda filosofica è perché sistematicamente da molti secoli gli uomini di niente, (‘omme ‘e niente)quelli che non valgono niente, sconfiggono gli uomini di valore ossia quelli che solo gli studi ci sono costati diverse decine di migliaia di euro (del resto se tra operaio e dirigente c’è un rapporto da 500 a uno  tra un sottoproletario e un uomo di cultura deve esserci una distanza analoga) e perché gli uomini di niente sentono una particolare affinità con quel sanguinario del Cardinale Ruffo, con la crassa volgarità del Borbone, con il becero comandate Lauro, con il postribolare Berlusconi?
Ora tutti si stracciano le vesti perché la gente è andata a votare per pochi euro, per piccoli favori di periferia.
Io ho visto in TV quelli che sono andati ad occupare la sede provinciale dei DS. Sono persone che si sono sudate tenacemente in venti anni la loro piccola scalata di potere da modesti impiegati a capi del gruppo consiliare del grande partito. Sono quelli che mi hanno impedito persino di fare lavoro volontario, perché non c’era foglia che non dovesse esser marchiata con il sapore disgustoso del favore e dell’intrallazzo. Ed erano protetti allo stesso modo da Bassolino e Iervolino e per decenni hanno tenute le periferie sotto il tallone di ferro di una politica di favori. Se c’è una umanità esclusa da tutto, senza storia, senza risorse, senza futuro, esposta all’arbitrio ci sarà sempre qualcuno pronto a farsene portavoce e a servirsene come massa di manovra. Lo avevamo già visto alle elezioni precedenti, quando si presentò Rossi Doria. Nei quartieri di ceto medio il voto era frutto di pensiero e di scelta ed  entro certi limiti si è rivolto anche ad una proposta nuova, ma in periferia la situazione era bloccata, in periferia non c’era un voto che non fosse controllato. Questo lo sapevano i perdenti di oggi, su questo hanno taciuto tutti gli indignati di oggi, nessuno di loro ha mai in nessuna occasione tentato di cambiare il ruolo di pedine che hanno gli esclusi  della nostra società. Io che con tanti altri ci provavamo ripartendo dalla base, dalla convivenza quotidiana sono stato a mia volta escluso.  E da questo punto di vista mi viene voglia di tessere le lodi del votante a venti euro, l’unico finora che abbia  squarciato il velo di una politica che è talmente avvezza allo scambio, alle scalate di potere, all’uso strumentale delle sventure altrui che non è neppure capace di immaginare di potersi muovere su un altro scacchiere con altre regole dando speranze alle persone piuttosto che sfruttarne la disperazione.
Io non sono sicuro che i giovani tunisini che hanno cacciato Ben Alì siano molto diversi dai giovani che sono saliti sulle barricate di monnezza e che hanno venduto il voto per venti euro. La differenza sta nel tipo di avversari che si trovano di fronte: gli uni si trovano davanti cumuli di monnezza urbana e cumuli di monnezza politica gli altri hanno ancora il privilegio di potersi battere contro un vero dittatore, contro una vera repressione. La nostra è una guerra contro il nulla e anche chi vince non può che avere nulla.

Cesare Moreno – Napoli

Maestro di strada

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