We are all Khaled Said…La pagina Fb che dà notizie

martedì, 25 Gennaio, 2011

We are all Khaled Said. E’ il gruppo su Facebook (17 mila aderenti) che sta dando notizie sulle manifestazioni (l’immagine del sito, con la parola uprising, rivolta, legata ad oggi). Gli ultimi post: i ristoranti di Tahrir Square danno cibo gratis ai dimostranti. E ancora: ci sono bandiere alle finestre. Un altro: i nostri supporter a Gedda ci chiedono quando arriva Mubarak…

Khaled Said è il giovane ucciso dalla polizia durante un controllo in un caffè. Portato in una  caserma ne è uscito cadavere. Insomma un caso Aldrovandi o Cucchi in Egitto. Per Said si sono già tenute numerose manifestazioni. Ecco il post che è uscito su questo blog il 14 agosto:

sabato, agosto 14th, 2010

Khaled Said come Stefano Cucchi. Il giovane ucciso in Egitto, la protesta dei giovani in nero, rinviata a settembre l’inchiesta

Maggio, Alessandria, un bar con internet, due poliziotti violenti e un giovane che si rifiuta di assecondarli. Così è morto Khaled Said, 28 anni, da mesi simbolo della protresta che nbei gio0reni scoresi ha visto di nuovo mobilitati contro il regime poluziesco di Mubarak i giovani in nero.
Qui di seguito la ricostruzione fatta da un sito alternativo egiziano:

Khaled Said, un egiziano di 28 anni originario della città costiera di Alessandria, (accanto nella foto) sarebbe stato torturato fino alla morte per mano di due poliziotti che volevano perquisirlo in base a quanto consente la legge d’emergenza. Mentre Khaled chiedeva la motivazione o l’esibizione di un mandato, gli agenti l’hanno ucciso. “La legge d’emergenza è uno strumento nelle mani del potere esecutivo per eliminare i diritti fondamentali e la libertà garantiti dalla Costituzione egiziana”, spiega la Federazione Internazionale per i Diritti Umani [en].

Siamo tutti Khaled Said [ar] è la pagina di Facebook creata dopo l’episodio per condannare la brutalità della polizia. L’autore della pagina ha scritto quanto segue, in arabo e inglese:
خالد محمد سعيد
شاب مصري عنده 28 سنه من منطقة كليوباترا بالاسكندريه
و صاحب مكتب استيراد و تصدير
كان قاعد في سايبر في وقت متاخر بالليل
و دخل بتوع المباحث بيفتشو كل اللي قاعدين باستخدام قانون الطوارئ
خالد اعترض و قال احنا بنتفتش ليه
كان تمن السؤال البرئ ده ان اتنين مخبرين مسكوه و نزلو في ضرب في المحل و في الشارع و في مدخل عماره جنب السايبر قعدو يرزعو وشه في الرخام بتاع السلم و في مدخل العماره الحديد
و خدو جثته و حطوها في البوكس و بعد 15 دقيقه رجعو رموها ف الشارع و مشيو
كل واحد فينا ممكن يكون خالد
حنسكت ؟

Questa è la tragica storia di un giovane brutalmente ucciso! Perché? Perché si è rifiutato di essere trattato in maniera disumana da due poliziotti violenti, che non avevano alcun diritto di fare quanto stavano facendo, né di trattare le persone come animali considerandole cittadini di rango inferiore.
La vicenda è inizata il 7 giugno 2010, quando Khaled Saeed si è recato al suo abituale Internet cafè a Sidigaber …
Poi, due poliziotti improvvisatisi investigatori – Mahmoud Alfallah e Awaad Elmokhber/il detective – si sono improvissamente introdotti nel cafè chiedendo ai presenti un documento di riconoscimento; ciò è totalmente al di fuori dei loro diritti e per giunta non avevano alcuna autorizzazione legale. Il ragazzo – Khaled – ha rifiutato quel trattamento disumano e per questo è stato aggredito violentemente. L’hanno riempito di calci al petto e al ventre, e gli hanno fracassato il cranio sbattendolo contro un ripiano di marmo davanti a tutte le persone e i testimoni presenti nel cafè, mentre Khaled sanguinava. Poi quei poliziotti inferociti hanno sequestrato Khaled, costringendolo a salire con la forza su un veicolo della polizia per continuare a essere torturato fino alla morte in una stazione di polizia. Alla fine, il suo corpo è stato gettato per strada per simulare un’aggressione di sconosciuti ed evitare responsabilità nell’accaduto.

Secondo quanto si sa, è in corso una campagna sistematica per terrorizzare i testimoni e impedire loro di testimoniare quanto hanno visto nell’internet cafè….

Khaled non è e non sarà l’unico caso; infatti ci sono state molte persone che hanno avuto la stessa sorte, scomparendo per poi essere trovate senza vita.
Tutto ciò è il risultato del sistema oppressivo e di controllo introdotto da Mubarak con la legge d’emergenza, la quale permette alla polizia di trattare i cittadini come schiavi.

Per questo, noi come gruppo per il cambiamento in Egitto ti esortiamo a protestare e costringere le autorità ad investigare e spiegare pubblicamente quel che è accaduto, condannandolo con forza.

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