A Londra non chiuderebbero mai la Tavistock. Invece a Roma, morto Bollea, vogliono chiudere via dei Sabelli

martedì, 8 Febbraio, 2011

Povero Giovanni Bollea. Se n’è andato, come doveva succedere prima o poi vista l’età, ma il cruccio che si è portato dietro lo deve a questo sistema politico che gli ha preannunciato la chiusura del centro di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli a Roma fondato proprio da lui. Oggi in Campidoglio la camera ardente è stata visitata oltre che da chi di dovere anche dalla passerella di chi invece non nuove un dito per impedire la chiusura del centro. Non rallegra tutto ciò.

A Londra all’angolo tra Belsize Lane e Fitzjons Avenue c’è una statua di Sigmund Freud, pensate un austriaco a Londra (ma lì c’è anche un tedesco come Marx e altre stranezze simili, alla faccia della Lega). Poco oltre quel Freud in pietra ha sede la prestigiosa Tavistock, che da una ventina di anni incorporatasi con la Portman si chiama oggi  Tavistock and Portman NHS Trust.

Ora a nessuno potrebbe venire in mente in Inghilterra che questo centro così importante di neuropsichiatria infantile fondato nel 1920 da Hugh Crichton-Miller possa chiudere. Cancellando così l’esperienza di chi ha lavorato alla Tavistock in tutti questi anni. Cioè Arthur Hyatt Williams, A K Rice, David Campbell, Eric Miller, Eric Trist, Isabel Menzies Lyth, Jack Sutherland, John Bowlby, John Rawlings Rees, John Rickman, Martha Harris, Michael Balint, Pierre Turquet, Robert H. Gosling, Ros Draper, Rosemary Whiffen e Wilfred Bion.

La Tavistock molto semplicemente non può chiudere. Sigmund Freud peraltro è di guardia all’angolo della strada.

Invece via dei Sabelli a San Lorenzo deve chiudere, così almeno sembra. E così scomparirà il lavoro di tanti neuropsichiatri, uno per tutti, Marco Lombardo Radice. Il film di Francesca Archibugi, Il grande cocomero, parlava proprio di questo, del lavoro di persone come Marco e delle difficoltà di affrontare questo tipo di problemi. Non solo a via dei Sabelli ma anche portandosi un po’ di lavoro a casa, come faceva Marco.

Ma col lavoro dei neuropsichiatri scomparirà anche un luogo in cui soccorrere ragazzi in difficoltà. E questo è ancora più grave.

Resteranno i marmorari in fondo alla strada. Ma quelli lavorano per i morti, non per i vivi.

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