Bolzano, no all’Unità d’Italia. Persa la memoria del lager. Resistono i monumenti fascisti

martedì, 8 Febbraio, 2011

Strana terra l’Alto Adige o Südtirol che dir si voglia.

Uno: un rappresentante delle istituzioni, il vicepresidente della provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, si rifiuta di celebrare i 150 anni dell’unità d’Italia. L’ha detto oggi spiegando di sentirsi più austriaco che italiano.

Due: a Bolzano ciò che restava del campo di concentramento per i deportati si riduce a un misero e anonimo muro chiuso in mezzo a condomini. Eppure il Campo di transito di Bolzano (il Polizei- und Durchgangslager Bozen) fu un campo di concentramento nazista che con Fossoli, Borgo San Dalmazzo e Trieste  rappresenta uno dei quattro lager in Italia. E quando il campo di Fossoli fu smantellato perché non più sicuro, Bolzano divenne il campo di transito per i prigionieri diretti ai campi tedeschi.

In dieci mesi di attività vi passarono 9.500 persone. Di queste 3.500 furono poi destinate ai campi di sterminio del Reich, una parte fu invece utilizzata come manodopera gratuita, sia nei laboratori interni al campo, che nelle aziende della vicina zona industriale ed alla IMI,  ma anche come raccoglitori di mele. Durante la storia del campo, 23 italiani che furono catturati e lì internati, furono successivamente trucidati nell’eccidio della caserma Mignone, il 12 settembre 1944.

Di tutto ciò che cosa resta? Poche tracce. Dove sorgeva il campo ora sorgono condomini. Sopravvive solo una parte del muro di cinta.

E tre: a Bolzano, dove non si vuole celebrare l’unità d’Italia e dove si è persa praticamente traccia del campo di transito nazista, resistono invece due monumenti fascisti. La denuncia del Monumento alla vittoria e del cosiddetto “Duce a cavallo” è degli storici di Bolzano che scrivono in un appello quanto segue:

“Firmiamo questo appello in qualità di storici e storiche che per mestiere si confrontano con il passato e l’uso pubblico della memoria nella nostra provincia. Conosciamo le difficoltà dell’Alto Adige/Südtirol nel rapportarsi con la propria storia più recente e siamo consapevoli della pesante ipoteca rappresentata al riguardo dalla presenza di alcuni monumenti eretti nel Novecento. Nella nostra veste di studiosi e sulla base delle nostre conoscenze e del nostro impegno civile sentiamo la necessità di questa pubblica dichiarazione. È finalmente ora che la questione dei monumenti di epoca fascista presenti nella nostra provincia venga risolta alla radice e in via definitiva. In primo luogo il Monumento alla Vittoria e il bassorilievo di Piffrader posto sul palazzo degli uffici finanziari a Bolzano continuano a rappresentare un elemento di divisione nelle memorie e nella rappresentazione della storia da parte dei principali gruppi linguistici della nostra terra. Ancor peggio, essi rappresentano un peso e un ostacolo per la pacifica convivenza. Non devono più essere utilizzati né come elementi identitari, né come occasione per affermare contro-identità; hanno bisogno, invece, di essere finalmente storicizzati in maniera profonda ed efficace. Storicizzare significa fare in modo che il Monumento alla Vittoria e il “duce a cavallo” di piazza Tribunale appaiano, in forme chiare e inequivocabili, quali segni della loro epoca storica. Attraverso un’appropriata opera d’informazione va reso esplicito il loro spirito totalitario e contrario a ogni sentimento di umanità: chiunque vi passi davanti, locale o turista che sia e soprattutto se giovane, deve immediatamente percepire e avere l’opportunità di comprendere come tali monumenti siano figli di un regime che si è servito della violenza, del razzismo e della guerra quali strumenti di potere e che ha eretto tali architetture per esaltare i propri inaccettabili fini. Riuscire a comunicare tutto questo in maniera chiara e a trasmetterlo in modo efficace rappresenterebbe il miglior antidoto contro il messaggio che questi monumenti portano con sé. Una soluzione definitiva del problema non potrà arrivare dal loro smantellamento o dalla rimozione anche solo di alcune loro parti, ma piuttosto da una seria spiegazione delle ragioni che hanno condotto alla loro realizzazione nonché delle loro valenze più profonde. Per questo motivo consideriamo sbagliata l’idea di rimuovere e trasferire in altro luogo il bassorilievo di Piffrader. Si può certo comprendere la proposta, espressa dal partito di maggioranza e dalla giunta provinciale, di neutralizzare il “nocciolo” totalitario di quel monumento, di eliminare il motto fascista “Credere, Obbedire, Combattere”, nonché di allontanare da uno spazio pubblico l’immagine del duce. Ma la rimozione del bassorilievo non farebbe che accrescerne il peso nel dibattito pubblico, trasformandolo in un’icona capace di scatenare nuove ondate emozionali, rendendo impossibile un suo utilizzo educativo e una vera presa di distanza. Per questo invitiamo con forza ad abbandonare il proposito di spostare il bassorilievo e di procedere invece per esso e per il Monumento alla Vittoria alla rapida realizzazione d’iniziative che mirino alla trasmissione di conoscenze e informazioni e che siano capaci di attivare moderne forme di didattica e di comunicazione. Qualora ciò avvenisse, possiamo garantire alle autorità competenti che troverebbero in noi, in qualità di storici e storiche, la piena disponibilità a collaborare e a mettere a disposizione le nostre competenze per raggiungere in tempi rapidi soluzioni concrete, a vantaggio della pacifica convivenza nella nostra terra.

Andrea Di Michele, Hans Heiss, Hannes Obermair

Giuseppe Albertoni, Merano-Trento – Helmut Alexander, Innsbruck – Arbeitskreis für Theorie und Lehre der Denkmalpflege, Weimar – Valentina Bergonzi, Bolzano – Luigi Blanco, Trento – Andrea Bonoldi, Bolzano – Siglinde Clementi, Bolzano – Gustavo Corni, Trento – Milena Cossetto, Bolzano – Elena Farruggia, Bolzano – Michael Gehler, Hildesheim – Christoph von Hartungen, Bolzano – Florian Huber, Innsbruck – Lutz Klinkhammer, Roma – Waltraud Kofler, Bressanone – Stefan Lechner, Falzes – Aram Mattioli, Lucerna – Hans-Rudolf Meier, Weimar – Wolfgang Meixner, Innsbruck – Giorgio Mezzalira, Bolzano – Paolo Nicoloso, Trieste – Günther Pallaver, Bronzolo-Innsbruck – Roberta Pergher, Lawrence, Kansas, USA – Hans Karl Peterlini, Bolzano – Rolf Petri, Venezia – Eva Pfanzelter, Innsbruck – Walter Pichler, Lana – Stephanie Risse, Bressanone – Carlo Romeo, Bolzano – Alessandra Spada, Bolzano – Horst Schreiber, Innsbruck – Gerald Steinacher, Cambridge, Massachusetts, USA – Leopold Steurer, Merano – Storia e Regione / Geschichte und Region, Bolzano – Oswald Überegger, Hildesheim – Cinzia Villani, Bolzano – Michael Wedekind, Vienna – Rolf Wörsdörfer, Francoforte

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