Che celebrazioni del 150°. Con un presidente del Comitato, Amato, che invita a non far festa

domenica, 13 Febbraio, 2011

C’è il presidente della commissione nazionale per i 150 anni dell’Unità d’Italia che se ne è uscito con l’idea di non celebrare nel modo dovuto la ricorrenza. Anche Giuliano Amato, infatti, si è schierato sostanzialmente con quei leghisti – perlopiù – che non vogliono chiudere scuole e uffici il 17 marzo.

Amato è lì in sostituzione di Ciampi che si era a suo tempo – il 222 aprile scorso – dimesso dall’incarico, per ragioni di affaticamento (q1uelle ufficiali), seguito poi da altre dimissioni per ragioni invece politiche: la Lega non vuole che si celebri alcunché.  Questo c’era dietro l’abbandono di Dacia Maraini, Gustavo Zagrebelsky, Ugo Gregoretti e Marta Boneschi.

Viene da chiedersi: Amato, rimasto lì come un mezzo giapponese, sarà pure considerato un “dottor sottile”, ma alla fine non è andato affatto per il sottile. Diciamo che come presidente aveva l’obbligo di non aggravare la situazione, quanto meno.

Perché ha fatto il contrario?

In questa fase, come se improvvisamente presi da un rigurgito del passato, gli ex socialisti stanno dando il peggio di se stessi. Poco ma sicuro.

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