Egitto, è caccia a tutti i giornalisti: accoltellati, rapinati, picchiati, arrestati

giovedì, 3 Febbraio, 2011

Un giornalista svedese è stato aggredito e ferito a pugnalate alla gola e allo stomaco ed è in condizioni gravissime. Lo ha affermato la corrispondente della tv pubblica austriaca Ors, Karim El- Gawhari. Quella al giornalista svedese è la più grave delle aggressioni ai media che si stanno perpetuando al Cairo. Anche il Dipartimento di Stato americano ha condannato il crescente clima di intimidazione. Per le vie della capitale egiziana, è partita la caccia a chiunque abbia in mano una telecamera o una macchina fotografica, da parte non solo dei sostenitori del presidente, Hosni Mubarak, ma anche dei suoi oppositori, sempre più nervosi per gli eventi delle ultime ore.

CAMERAMEN ARRESTATO – Al centro Hisham Mubarak Law, la polizia ha prelevato e portato in una località sconosciuta, Daniel Williams, inviato di Human Rights Watch al Cairo e marito di Lucia Annunziata. Fermati anche il dipendente di Amnesty International e altri operatori dei diritti umani. Un cameraman della tv olandese NOS, Eric Feyte, è stato arrestato al Cairo mentre seguiva gli scontri in Piazza Tahrir. È quanto scrivono alcuni blogger e utenti di Twitter, secondo i quali tutta la sua attrezzatura è stata sequestrata e da ore non è più possibile entrare in contatto con lui. Sempre sui blog e sui social network, reporter e attivisti al Cairo scrivono che nelle ultime ore c’è stata una stretta sui giornalisti stranieri scesi in piazza per seguire le proteste e alcuni parlano di una vera e propria «caccia allo straniero».

CRONISTI PICCHIATI – Testimoni raccontano di almeno cinque giornalisti picchiati da uomini in borghese. La loro attrezzatura e il materiale girato sarebbe stato distrutto o sequestrato. Un inviato del New York Times, Nicholas Kristof, ha inoltre riferito di aver subito un tentativo di aggressione dopo aver intervistato con una videocamera alcuni manifestanti filogovernativi. L’agenzia turca Anadolu scrive che manifestanti pro-Mubarak hanno aggredito e picchiato il giornalista turco (ha perso un dente) della tv TRT Metin Turan, gli hanno rubato la videocamera, il denaro che aveva in tasca e il cellulare. Il reporter è riuscito a darsialla fuga e si è infine rifugiato nell’ambasciata del suo paese. Un altro giornalista turco, il fotoreporter Isa Simsek, del quotidiano Zaman, è stato aggredito, ma è riuscito a mettersi in salvo.

TROUPE MESSA IN FUGA – Una troupe del canale Al-Arabiya, accusata di essere filo-governativa, è stata costretta, in piazza Tahrir, a fuggire da una folla inferocita. Intorno alla piazza, poliziotti e sostenitori di Mubarak minacciano chiunque cerchi di coprire gli eventi. «Non sappiamo se resteremo o andremo via, e può essere che sia quello che vuole il regime. Vuole che i giornalisti abbiano paura e non trasmettano le informazioni» ha dichiarato Tarek el-Shami, corrispondente di al-Hurra. Due giornalisti del canale russo Zvezda, arrestati per non aver rispettato il coprifuoco, «sono stati ritrovati (dai diplomatici russi) negli uffici del contro-spionaggio militare» ha fatto sapere il ministero degli Esteri. Anche tre giornalisti della televisione pubblica polacca sono stati interrogati dalla polizia. Ma la lista dei giornalisti minacciati, percossi, derubati è lunga: gli inviati di Al-Jazeera, Al-Arabiya, ABC news, Cnn, France 2, France 24, Radio-Canada, Anche la stampa locale denuncia violenze e intimidazioni, mentre i militari si difendono: «Gli arresti vengono compiuti per la sicurezza dei giornalisti».

«PRELEVATI»– L’elenco dei giornalisti «prelevati» si allunga di ora in ora. I sostenitori di Mubarak hanno preso d’assalto l’hotel Hilton dove risiedono quasi tutti i reporter stranieri. A piazza Tahrir, cuore della protesta, un reporter greco del quotidiano Kathimerini, Petros Papacostantinou è stato prima circondato e poi accoltellato ad una gamba. La Cnn ha reso noto che anche oggi alcuni suoi giornalisti sono stati attaccati da manifestanti pro-Mubarak, che hanno distrutto le registrazioni e i filmati che avevano appena girato. L’inviato della rete di Atlanta, Anderson Cooper, che ieri era stato malmenato dai manifestanti, ha riferito che oggi la situazione al Cairo «è molto più pericolosa per i giornalisti». Disperso anche Bert Sundstrom, uno dei quattro giornalisti che stanno seguendo la protesta al Cairo per conto dell’Svt , la tv svedese. Uno sconosciuto ha risposto in arabo al suo cellulare affermando che il giornalista è stato arrestato e si trova «con l’esercito». Il quotidiano belga Le Soir non ha notizie da ieri a mezzogiorno del suo inviato speciale al Cairo, Serge Dumont, che era stato aggredito e poi arrestato da un gruppo di sconosciuti. La polizia ha arrestato anche due giornalisti del Washington Post, secondo il quale i reporter fermati sarebbero almeno una ventina. Anche tre giornalisti polacchi della rete Tvp sono stati arrestati ma subito dopo rilasciati. Malmenato Jean Francois Lepine della tv canadese CBC all French Rdi.

Così per Al Jazeera:

Journalists in Egypt – domestic and foreign – are increasingly under siege, with Egyptian authorities detaining reporters and gangs of young men roaming the streets looking for anyone with camera equipment.

Some of the pressure has come from the government: Six Al Jazeera journalists were detained for several hours earlier this week, and while they were eventually released, their equipment remains with the police.

Earlier on Thursday concerns were raised as another three reporters went missing. They have now returned, safe and well, to their hotel.

Two New York Times reporters were reportedly arrested – or “taken into protective custody”, as the government termed it.

‘Israeli spy’ rumours

Spotters stand outside many hotels, watching balconies with high-powered binoculars. When they see balconies with camera equipment or photographers, they use radios to call in the details.

Egyptian police sources say that information from those spotters has been used to conduct several raids on journalists’ hotel rooms in recent days.

And the government has reportedly pressured several hotels not to extend the reservations of foreign journalists.

But most of the intimidation and violence has come from unofficial sources: Young men loiter outside the hotels where many reporters are staying, shouting at (and sometimes attacking) anyone with equipment.

Hotel lobbies are filled with journalists and camera crews wearing bandages, and many have been restricted to watching the events in Tahrir Square from their hotel balconies.

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Egyptian state television has actively tried to foment the unrest by reporting that “Israeli spies” have infiltrated the city – which explains why many of the gangs who attack reporters shout “yehudi!” (“Jew!”).

The area around Tahrir Square has become a virtual no-go zone for camera crews, which were assaulted on Wednesday almost as soon as they entered the area controlled by supporters of Egyptian president Hosni Mubarak.

Several of them were mistaken for Al Jazeera crews, and were chased off by young men wielding sticks and chanting, “Jazeera! Jazeera!”.

CNN anchor Anderson Cooper said his crew was also assaulted on Tuesday night after being mistaken for an Al Jazeera crew.

A reporter for the Al Arabiya network was kidnapped for several hours during Wednesday’s protest.
The violence has come exclusively from the Mubarak supporters: There have been no reports of pro-democracy demonstrators attacking or intimidating the media.

Egyptian journalists, too, have been the victims of angry mobs, all of them affiliated with the pro-Mubarak crowd. Sarah El Sirgany, an editor with the Daily News Egypt, tweeted that her brother was assaulted while trying to protect a group of reporters attacked by an angry mob.

An Al Jazeera reporter was held at knifepoint by a group of young men on Thursday morning. One man’s face was still bloodied from the previous night’s fighting.

Bloggers, too, have become targets: The popular Egyptian blogger Sandmonkey has reportedly been arrested (it’s unclear by who).

International condemnation

The United States and Britain have condemned what they call the intimidation of foreign journalists reporting on events in Egypt.

Robert Gibbs, White House spokesman, called for the release of any journalist who had been detained in the country and said acts to intimidate the media were “completely and totally unacceptable”.

PJ Crowley, state department spokesman, added: “There is a concerted campaign to intimidate international journalists in Cairo and interfere with their reporting. We condemn such actions.”

Britain’s foreign minister also said the intimidation and harassment of journalists was “unacceptable and disturbing”.

The New York-based Committee to Protect Journalists called the attacks on journalists an attempt at “blanket censorship” by the government, and listed a number of reported assaults against Egyptian, Arabic and international media.

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