Moretti: Il Caimano la Rai ce l’ha da anni. Ma non lo trasmette…

sabato, 12 Febbraio, 2011

Segnalo questa intervista a Moretti uscita ieri sull’Unità. Riguarda il Caimano…

«Berlusconi si lascerà alle spalle solo macerie»

di Natalia Lombardo

Ho preso la mia decisio­ne venticinque anni fa, nel 1986, quando fondai la Sacher Film con Barbagallo. Gli dissi: non voglio essere finanziato dalla Fininvest, ma dalla Rai, dalla tv pubblica e non dalle reti di Berlusco­ni, che ancora non era sceso in politica. Perché l’uomo è così e i fuochi alle spalle del Caimano, nel finale del film (http://tv.repubblica.it/copertina/no-al-caimano-a-parla-con-me-la-scena-contestata/61744?video=&ref=HRER1-1), sono le macerie che Berlu­sconi si lascia dietro: macerie istitu­zionali, macerie costituzionali, macerie culturali e macerie etiche. Lo dicevo già cinque anni fa, lo ripeto ora». Nanni Moretti sta lavorando al suo film in prossima uscita, Habe­mus Papam, questo sì coprodotto con la Rai; questa volta il regista non è restio a parlare come è di soli­to con i giornalisti.

La direzione generale della Rai ha chiesto il taglio del finale del Caima­no perché avrebbe “deprezzato” il film per una prossima messa in on­da. Una censura preventiva? «Le cose sono molto semplici: pri­mo, la Rai ha acquistato il film dopo che era stato fatto per 5 passaggi tv in 5 anni, fino al 2013. Ha già spreca­to tre anni di questi cinque, non avendolo mai programmato. Secon­do: in questi cinque anni, e soprat­tutto nelle ultime settimane, molti giornalisti mi hanno cercato perché ciò che accadeva, e accade, era iden­tico al finale del Caimano. Non ho mai voluto commentare perché tro­vo patetico dire “eh sì… io avevo detto”. Ho preferito evitare, ma adesso no. Terzo: il direttore di Rai­Tre aveva intenzione di program­marlo ma mi dicono che gli è stato detto di no, non so da chi, né per­ché».

Hanno detto che sarebbe stato tra­smesso su RaiUno, ma senza stabili­re alcuna data. «RaiUno? Non sono un ingenuo né un vittimista, ma che la Rai pensi di programmarlo in queste settimane… lo vada a raccontare a qualcun altro più ingenuo di me. La Rai ha pagato per acquistare il film, la Sacher l’ha venduto perché venga trasmesso e non certo per nascon­derlo. Per questo mercoledì, con al­cuni autori di Parla con me, è nata l’idea di mandare il finale. Ci avevamo pensato in altre occasioni in cui era vicinissimo all’attualità».

Aveva dato la sua autorizzazione a RaiCinema, quindi ha deciso lei di non tagliarlo e di levarlo dal programma di Serena Dandini? «Hanno detto che si sarebbe “deprezzato” per quei 7 minuti, in vi­sta della programmazione? Sono in­genuo ma c’è un limite anche all’inge­nuità. Se non era possibile mandare neppure tutto il finale, allora abbia­mo deciso con gli autori di non tra­smettere nulla».

Ingenuo o no, in questi anni lei ha sempre avuto un rapporto con la Rai. «Ci sono registi e scrittori che non decidono neppure nel 2011, io la mia de­cisione l’ho presa nel 1986, quando ho fondato la Sacher con Barbagallo gli dissi: se i film hanno bisogno an­che di finanziamenti dalla televisio­ne, non voglio essere finanziato dalla Fininvest, non era ancora Mediaset, ma dalla Rai. Ho sempre lavorato con la tv pubblica e la Rai mi ha sempre detto di sì, dai tempi di Notte Italiana, con Mazzacurati, tranne che per il Portaborse, del 1991».

Prima di Tangentopoli, un film profeti­co anche quello? «Sì, era un anno prima degli scandali delle tangenti. C’è chi ci arriva prima e chi dopo a capire le cose. Per il Cai­mano, per stare più tranquilli sia io che loro, non abbiamo voluto la co­produzione e ho realizzato il film con un partner francese, poi la Rai ha ac­quistato i diritti tv per cinque anni. Tre sono passati e non è ancora anda­to in onda. Non faccio proclami, ma vorrei un po’ di sincerità, che ci si assu­ma la responsabilità delle proprie azioni, o non azioni».

Lei quindi ha sempre scelto la tv pub­blica, per una questione etica? «Per me le reti pubbliche e quelle Mediaset non sono la stessa cosa. Una co­sa è essere finanziato dalla tv pubbli­ca, un’altra è esserlo dalle reti di Ber­lusconi, che fin dall’inizio erano una certa visione del mondo. È una que­stione di pelle, da 25 anni ho fatto la mia scelta, anche di non usare la di­stribuzione Medusa. Non mi sentirei a mio agio, e trovo prepotente e stupi­da la frase “la coerenza è la virtù degli imbecilli”».

Che impressione le fa sentire Berlu­sconi pronunciare le stesse parole del suo personaggio nel film? Contro i magistrati, i comunisti, il popolo che pa­ga… Sono identiche. «Non ho qualità profetiche, sono solo un po’ più attento. Berlusconi non è diventato questa persona, è sempre stato così. Lo dissi cinque anni fa e lo ripeto ora: i fuochi alle spalle del Cai­mano sono le macerie che Berlusconi si lascerà alle spalle. Macerie istituzio­nali, macerie costituzionali, macerie “culturali” e macerie etiche. Sulle ma­cerie economiche non parlo perché non ci capisco nulla. Ma non ho la pal­la di vetro, basta non distrarsi troppo. E uno dei nostri problemi è l’assuefa­zione, l’abitudine a considerare nor­mali cose che non lo sono».

È un’eco del suo “urlo” che lanciò alla sinistra a Piazza Navona nel 2002? «C’è chi il conflitto d’interessi lo ha considerato un problema nel 1994 e chi nel 2009».

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