Quando quel tagliagole di Tripoli voleva ammazzare le cinque infermiere bulgare e un medico palestinese

lunedì, 28 Febbraio, 2011

Ospedale Al Fateh di Bengasi. E’ lì che il regime di Gheddafi pochi anni fa aveva scelto sei capri espiatori, cinque infermiere bulgare condannate a morte sotto l’accusa terribile di aver contagiato volontariamente centinaia di bambini più un medico palestinese compiacente. Non era vero, ma le infermiere – cinque – più il dottore arrivarono a un passo dalla morte. Se si sono salvati è perché gli scienziati dimostrarono che l’accusa era infondata e nonostante la sordità dei tribunali libici impedirono il peggio. Il resto lo ha fatto l’Occidengte dando a Gheddafi in cambio di vquei sei ostaggi un sacco di concessioni.

Il caso delle infermiere dell’Aids è dimenticato, eppure si è trascinato fino al 2007, ha mostrato già da allora di che cosa vera capace il regime di Tripoli: trovare dei capri espiatori per coprire le proprie responsabilità. I capri espiatori dovevano essere ammazzati, secondo tradizione, la scienza li ha di fatto

La vicenda occupa tutto il secondo capitolo di “Come provarlo?”, la bella ricerca scientifica sulla scienza e i diritti umani di Giovanni Sabato, genetista di professione, giornalista scientifico. Il libro è pubblicato da Laterza. Inizia con la storia delle ricerche delle Abuelas de la Plaza de Mayo, a Buenos Ares, che grazie al Dna hanno finora potuto ritrovare 102 bambini rubati ai detenuti trasformati poi in “desaparecidos” dai militari golpisti durante la dittatura (1976-1983). Oggi alòla Casa della Donna, in vkia della Luingara, il libro è stato presentato anche alla presenza di Estela Cartlotto presidente delle Abuelas.

Ma tornialo alla Libia. La vicenda orribile di Bengasi è iniziata nel ’98, con quasi 450 bambini infettati da Hiv nell’ospedale Al Fateh. Un anno dopo, nella Libia sotto embargo, un’equipe d’indagine nominata dall’Oms puntò il dito sulle condizioni penose dell’ospedale. Ma il regime ignorò questo rapporto e con la polizia si mise sulle tracce di presunti untori. Molto più comodo. Ben presto nel mirino della polizia finirono cinque infermiere di origine bulgara e un medico palestinese, che furono arrestati all’inizio del ’99. Anche il marito di un’infermiera fu arrestato poco dopo, per il semplice fatto che chiedeva notizie della moglie. Nel 2201 Gheddafi arrivò a dire: hanno inoculato l’Aids, forse un nuovo virus, perché operano per qualche potenza straniera. I sospetti erano rivolti a Usa e Israele.

Fu istruito il processo: l’accusa costruì le sue tesi sulle presunte confessioni dei sei che avevano ammesso di aver iniettato il virus nei bambini dietro compenso di agenti stranieri. Gli accusati respinsero l’accusa dicendo di essere stati picchiati, seviziati, alcuni di loro perfino stuprati. L’accusa disponeva però di flaconi rinvenuti a casa di un’infermiera con dentro il virus Hiv.

In questo contesto interviene Saif Al Islam, il figlio cosiddetto riformista di Gheddafi, che chiede un’ulteriore verifica a due esperti occidentali: il francese Luc Montagner, l’italiano Vittorio Colizzi. In breve, i due scienziati scoprirono che i flaconi erano stati manipolati in modo scorretto e che erano stati male interpretati: anche la tesi che il virus fosse stato prodotto in laboratorio si dimostrò un colossale equivoco. Infine la scoperta decisiva: l’epidemia era iniziata molto prima dell’ingresso in quell’ospedale delle infermiere e del medico accusati.

Ulteriori prove mostrarono che si trattava di una  vecchia infezione ospedaliera.

Al processo però il rapporto di Colizzi e Montagner fu contrastato con un rapporto colpevolista di medici libici. E così nel maggio del 2004 i sei furono condannati alla fucilazione. Seguirono polemiche feroci, internazionali, che portarono al congelamento della sentenza e a un processo di appello. Furono fornite allora dalla comunità scientifica internazionale ulteriori controprove chiarissime. Ciononostante l’appello si concluse il 19 dicembre del 2006 con la conferma della condanna a morte.

E’ questo lo scenario che permise allora a Gheddafi di lucrare una serie piuttosto lunga di concessioni dal mondo occidentale: in cambio di una commutazione in ergastolo Gheddafi infatti riuscì ad ottenere cancellazione di debiti esteri e concessione di aiuti vari, più la riapertura del processo di Lockerbie (che poi avrebbe portato al rilascio per ragioni di salute del principale accusato Accolto poi a Tripoli come un eroe).

E’ così che nel luglio 2007, grazie a un trattato riscoperto ad hoc che consente a quanto pare ai bulgari di scontare eventuali pene in patria, le infermiere poterono salire su un jet messo a disposizione dal presidente francese Sarkozy. Appena sbarcate a Sofia furono accolte con tripudio dalla loro gente e il presidente bulgaro le dichiarò libere all’istante.

Come si chiamano le infermiere? Nasya Nenova, Valya Chervenyskaya, Shnezhana Dimitrova, Valentina Siropulo e Kristiana Valcheva. Il medico palestinese è Ashraf Al Hadjudi. Diciamo che questi sei personaggi in cerca di libertà se la sono vista piuttosto brutta per almeno otto anni.

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