Sanremo e i barboncini da salotto

giovedì, 17 Febbraio, 2011

Alla fine essere di Mediaset viene sempre fuori. E’ il pegno pagato ad esempio da uno come  Antonio Ricci,  spesso, una sorta di ovvia disponibilità a infilare dentro le sue trasmissioni  punzecchiature utili al Signore. Sennò come si fa a tirare avanti? Non dico satira di regime, parlo di scadenze da pagare.

Le due Jene non si sottraggono a questa legge. Certo che si può attaccare Saviano e Santoro (non sono la stessa cosa). Ma ho avvertito più che lo sberleffo il livore, iero sera a Sanremo, soprattutto contro il “pelato”, così hanno chiamato il povero Saviano.

E così eccole le loro battute.  C’è la mafia… «Lo so, lo so». Due o tre tentativi di qualunquismo per passare a Santoro («Non si sa se andremo ancora in onda»). «Hai mai sentito qualcuno che faccia satira su Saviano e Santoro?» chiede uno. «Non si può, non si può».

Che dire? Sufficientemente penoso, con le signore inquadrate all’Ariston a sganasciarsi.

Perché non ci parlano invece di Dell’Utri? Perché non ci parlano dei Graviano che lo tengono in pugno, come si sta dicendo nell’aula del tribunale di Firenze in cui c’é un processo per strage? Vogliono scherzare sulla mafia: si rileggano quello che ha scritto nei giorni scorsi su Berlusconi e i giudici Giovanna Maggiani Chelli presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage dei Georgofili. Ma sì quella ordinata – così hanno ripetuto ben quattro pentiti di mafia nel processo di Firenze – da Berlusconi. Non lo sanno le due Jene? Ma forse il loro riferimento più che le jene  sono i  barboncini bianchi da salotto.

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