Berlusconi e Gheddafi ancora soci. Quanto tutto ciò rende ricattabile l’Italia dal despota libico?

martedì, 1 Marzo, 2011

Ancora un altro giorno perso per affrontare la questione Berlusconi socio d’affari con Gheddafi. Basta cliccare su google e scrivere Quinta communications, ed ecco uscire la verità. L’ingresso di Gheddafi un anno fa nella società fondata nel ’90 da Berlusconi e Ben Hammar: un 10% del capitale in capo alla Lafitrade a sua volta controllata da Lafico, la società della famiglia Gheddafi.

Perciò non stupisce che alla resa dei conti Berlusconi sia di nuovo fuori asse rispetto alle altre cancellerie. Oggi si è detto contrario all’ipotesi Usa di mandare in esilio Gheddafi.

Bravo.

Il suo ministro della difesa avanza, titubante, la possibilità che le nostre navi militari siano impiegate insieme a quelle alleate. Più che una proposta è un timore.

Questa è la situazione.

Qualcuno solleverà giovedì il problema del mostruoso conflitto di interessi del nostro presidente del consiglio?

E’ evidente infine che, durante i  calorosi incontri con Gheddafi, Berlusconi  si deve essere spinto un po’ troppo in là. Del resto parlava con un socio in affari.

Quanto di tutto ciò costituisce oggi un elemento concreto di ricattabilità per l’Italia?

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