Berlusconi e Gheddafi soci. Perché non fa titolo sulla stampa italiana? Perché non viene denunciato in Parlamento?

mercoledì, 2 Marzo, 2011

Tutti sanno ormai che Berlusconi e Gheddafi continuano ad essere soci (members in inglese) in affari.

Questo blog lo denuncia da giorni.

Qui sotto allego alcuni articoli facilmente rintracciabili sul web, basta andare su Google e scrivere Quinta Communications.

Come si vede sono del 2010 (Variety, Corriere della Sera, Unità) ma anche del 2011 (Il Sole 24 ore). Ne hanno parlato in passato anche Guardian (c’è tornato anche in questi giorni) ed El Pais. In generale però si può dire, soprattutto ora, che la notizia non viene data e se data non messa sufficientemente in risalto, insomma sembra non fare titolo. Soprattutto in Italia.

Ho cercato di segnalare in questi giorni il fatto a numerosi colleghi giornalisti italiani ed esteri.

Ho segnalato a parlamentari (Franceschini, Giulietti, Orlando, Touadì) e segretari di partito come il radicale Mario Staderini.

Ricordo tutto ciò alla vigilia di un nuovo imminente scontro in Libia, con ulteriori morti e vittime. E mentre gli Stati Uniti stanno prendendo in seria considerazione un intervento militare.

Per noi resta solo questa situazione imbarazzante, testimoniata su Al Jazeera da un’intervista a Frattini che inizia con questa domanda: “Signor ministro, non vi abbiamo sentito spendere una parola contro Gheddafi…”. Lui sorride. Imbarazzante, no?

Qui di seguito Variety, il Corriere della Sera, l’ Unità e Il Sole 24 ore:

Posted: Fri., May. 7, 2010, 1:48pm PT

Nessma TV programs for change

Mix of local, Hollywood fare makes startup a major regional player

By Nick Vivarelli

Nessma TV is the only Arab channel to have aired mini ‘The House of Saddam.’

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Full Report: Quinta Communications at 20

Proving the pervasive power of TV on the cultural identity of a people, Tunis-based satcaster Nessma TV is positioning itself as a catalyst of change for the Maghreb region and North Africa’s population at large.

Maghreb is the Arab-speaking area of North Africa, comprising Algeria, Libya, Tunisia, Morocco and Mauritania and the disputed territory of Western Sahara, with a combined population of about 90 million, two-thirds of which are under the age of 26. There’s relatively low Internet penetration. Neighboring Egypt has a population of an additional 90 million.

In terms of TV, it’s a largely untapped territory, with the region’s Berber-based identity very distinct from the rest of the Arabic population in the Gulf and Middle East.

Nessma, which means “gentle breeze” in Arabic, was launched in 2007 by Tunisian media businessmen Nebil and Ghazi Karoui. Tarak Ben Ammar and Silvio Berlusconi’s Italo broadcaster Mediaset providing a crucial boost by boarding in 2008, each with a 25% chunk, and the Karoui brothers retaining 50%.

“In a year, Nessma has been able to put a logo and a personality on this network as a North African channel that speaks to all North Africans in their language, culture, style,” says Ben Ammar.

Beaming from Tunisia, “the most progressive, modern Arab country,” as Ben Ammar puts it, Nessma is “spreading modernism against fundamentalism,” says Nessma CEO Nebil Karoui.

“All the young Muslims in Maghreb, but also in Italy, France or England, they need to have a positive message as an alternative to that little fundamentalist mosque,” he explains.

Programming of La tele du Grand Maghreb is a mix of local and international fare, with flagship talkshow “Ness Nesma,” recently featuring famed Algerian cartoonist Slim (Menouar Merabtene) as guest, providing its most distinctive local flavor alongside the Arab version of “Who Wants to Be a Millionaire,” which is especially popular during ratings-rich Ramadan month, and Hollywood staples such as “Lost,” “Grey’s Anatomy” and “Desperate Housewives.”

Nessma, says Karoui, is the only Arab channel to have run BBC/HBO mini “House of Saddam,” known as “The Sopranos with Scud missiles.” It was a hit.

The satcaster will soon relaunch reality skein “Star Academy Maghreb,” adapted from an Endemol format.

But what Karoui is most proud of is Nessma’s recent Palestine Week, an unprecedented event in Arab TV held in March when programming was dedicated to the Palestinian people with the theme of “hope.”

People who embody Palestinian success stories around the world, such as cosmopolitan intellectual and UNESCO rep Elias Sanbar, Palestinian poet Ibrahim Nasrallah and helmer Elia Suleiman, whose pic “Chronicle of a Disappearance” also aired — the first time it ran on an Arab TV channel — “came and talked about themselves, their wishes, their thoughts, their dreams,” Karoui recounts.

A look at Nessma’s business side indicates that, while still a startup, Nessma is already beating LBC, MBC and Rotana in North Africa, “proving that we are the first truly independent, private satellite TV in North Africa,” Ben Ammar says.

And since January, Nessma has been beaming into Europe via Eutelsat’s HotBird satellite, tapping into a potential audience base of some 20 million “who have money, are more modern and are looking for a link with their mother country,” Karoui says.

But the vision behind Nessma, just like the vision behind Quinta and other Ben Ammar ventures, transcends mere monetary concerns.

That is why Ben Ammar was recently selected as recipient of Italy’s prestigious Ischia Intl. Mediterranean Award given to a prominent media personality — past winners include Walter Cronkite — citing his skill as an “excellent social communicator” who has worked hard to create a cultural bridge between both Mediterranean shores.

Contact Nick Vivarelli at Variety nvivarelli@gmail.com

PRIMA TV PLUSVALENZE DA VENDITE E PRODUZIONI PER IL GRUPPO MEDIASET

Cessioni a Berlusconi e Gheddafi, così Tarak Ben Ammar gira l’ utile

Tarak Ben Ammar fa utili vendendo azioni a se stesso e a un gruppo partecipato da Silvio Berlusconi e da Muammar Gheddafi. Il bilancio 2009 di Prima Tv, presieduta dal finanziere franco-tunisino, titolare di licenza di operatore di rete per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale su frequenze terrestri in ambito nazionale, è stato approvato qualche settimana fa evidenziando un utile netto di 27,43 milioni di euro (tutto destinato a riserva) rispetto alla perdita di 716 mila euro dell’ esercizio precedente. Il risultato è stato però influenzato da proventi straordinari pari a 20,72 milioni che derivano dalla plusvalenza riveniente dalla cessione alla società Quinta Communications sa di una quota pari al 67,47% della Imperium spa che controlla la casa cinematografica Eagle Pictures. Quinta Communications, oltre a Ben Ammar con il 68%, vede azionisti la Fininvest del Cavaliere con il 22% attraverso la controllata lussemburghese Trefinance sa e la libica Lafitrade, controllata dalla Lybian investment authority, titolare di un pacchetto del 10% che è stato rilevato proprio lo scorso anno. Prima Tv, che Ben Ammar controlla attraverso Quinta Communications Italia, a sua volta detenuta dalla Holland Coordinator & service company bv, ha visto nel 2009 la copertura della propria rete salire al 77,9% della popolazione italiana a seguito dello switch-off iniziato nell’ autunno scorso nelle regioni Valle d’ Aosta, Piemonte Orientale, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania con la conversione degli impianti. Il multiplex della tv di Ben Ammar, poi, ha prodotto nel 2009 il contenuto Mediashopping di Rti (Mediaset) La Fattoria mentre sono iniziate le trasmissioni dei contenuti Premium Cinema di Rti e Studio Universal di Nbc Universal, aggiungendo a fine esercizio anche Premium Emotion e Premium Energy di Rti. Negli attivi di Prima Tv, pari a 137,62 milioni, le partecipazioni (il 60% di Europa Tv, Imperium dove Prima Tv ha ancora il 17,53%, e Quinta sa) e altre quote in Lux Vide, International Entertainment e Nessma sa, la futura «tv di intrattenimento del Mediterraneo». La maggiore copertura di rete ha inciso positivamente sui ricavi, saliti da 37,36 a 47,92 milioni, che derivano sia dall’ affitto della capacità trasmissiva digitale, sia dalla vendita di diritti cinematografici destinati allo sfruttamento televisivo; mentre per il 2010 la relazione prevede un fatturato di 34 milioni. I debiti verso banche di Prima Tv, pari a 74,82 milioni, si riferiscono a due fidi erogati da Ge Capital, a fronte dei quali Ben Ammar ha dovuto mettere in pegno alcuni contratti, denaro, ma anche i titoli della società.

Foto: Dall’ alto, Tarak Ben Ammar, Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi

Giacobino Andrea

Pagina 45 Corriere della Sera
(24 settembre 2010) – mondo

«Tunisia, un regime corrotto Roma non spinge sulle riforme»

di Umberto De Giovannangeli

Diciotto agosto 2009. Il Cavaliere è in visita privata a Tunisi. La mattina ha un incontro con il presidente Ben Alì. Ma il clou è nel pomeriggio: la partecipazione di Silvio Berlusconi a «Ness Nessma» programma di Nessma TV, la televisione satellitare tunisina acquisita, nel 2008, per il 50 per cento, da Mediaset e da Quinta Communications, società di produzione di Tarak Ben Ammar – di lui il signor B. ha detto: «Abbiamo in comune una lunga amicizia e la passione per l’altra metà del cielo» – di cui è socio di rilievo anche il gruppo Fininvest e nel cui capitale, alla fine di giugno, è entrata, tramite la Lafitrade, pure Tripoli . «Quasi mafia» Affari, sempre affari. Da Tripoli a Mosca, da Mosca a Tunisi. Veniamo all’oggi. E a un nuovo fronte aperto dalle rivelazioni di Wikileaks: quello tunisino. I cable sono datati 23 giugno 2008 e 17 luglio 2009, entrambi dall’ambasciatore Usa a Tunisi, Robert F. Godec. Nel primo, si osserva che nel Paese «anche se brucia la piccola corruzione, sono gli eccessi della famiglia del presidente che oltraggiano i tunisini». Si cita poi il rapporto Transparency International del 2007: per la Tunisia si parla di «corruzione in peggioramento». «Tutto in famiglia»: si intitola poi il capitolo dedicato al presidente: «È spesso citata come il nexus (connessione) della corruzione tunisina. Spesso citata come una quasi-mafia, dire “La Famiglia” basta per intendere a chi ti riferisci», dice l’ambasciatore americano, che prosegue poi a dettagliare i legami economici della “Famiglia”, tra i quali è la moglie di Ben Ali «a creare le maggiori ire». «La corruzione qui è l’elefante nella stanza: nessuno può dirlo pubblicamente, ma tutti sanno che questo è il problema». Stessa linea nel secondo dispaccio, del luglio 2009: «Il problema: un regime sclerotico e una corruzione crescente», titola un paragrafo dell’analisi del diplomatico americano. In quello titolato invece «Come sviluppare la democrazia e i diritti umani», si precisano le nuove direttive della politica dell’amministrazione Obama, «un approccio più pragmatico, faccia a faccia duri ma meno critiche pubbliche», e si precisa che serve dedicare maggiore impegno «per persuadere i partner europei a intensificare i propri sforzi per accelerare le riforme da parte del governo di Tunisi. Mentre alcuni europei (Gb e Germania) sono d’accordo con noi, Paesi chiave come Francia e Italia hanno evitato pressioni su Tunisi. Dovremmo impegnarci per fargliele fare». In altri cable, i diplomatici statunitensi e canadesi denunciano «maltrattamenti e torture» nei confronti dei detenuti nelle carceri del Paese, in particolare quelli accusati di terrorismo, anche da parte dei funzionari del ministero dell’Interno. Del presidente Ben Ali, il Cavaliere ha affermato: «Un vero amico, che ho conosciuto ai tempi di Craxi e un sincero democratico». Un «sincero democratico», Zine el-Abidine Ben Ali, al potere sin dal colpo di Stato del 1987, che è stato eletto per un quinto mandato con 89,6 per cento dei voti alle elezioni presidenziali tenutesi nel mese di ottobre 2009. «Tali elezioni, lungi dal rappresentare un vero momento democratico, hanno mostrato al contrario un ulteriore deterioramento della situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel Paese», denuncia Réseau Euro-Méditerranéen des Droits de l’Homme (Remdh)- una Ong che riunisce oltre 70 organizzazioni per la difesa dei diritti umani presenti in più di 20 Paesi nella regione euro-mediterranea. Il magnate Ma torniamo agli affari. E a un documentato articolo scritto dal corrispondente di El Pais a Roma, Miguel Mora, pubblicato sul quotidiano spagnolo il 30 agosto 2010 (titolo originale: Los prosperos negocios del Cavaliere y El Coronel»). « L’artefice della storica riconciliazione fra Tripoli e Roma – rileva Mora – è stato, curiosamente, un impresario franco-tunisino: il magnate e finanziere Tarak Ben Ammar, produttore di cinema e televisione, amico di Berlusconi e di Gheddafi e socio di entrambi i leader nella casa di produzione e distribuzione Quinta Communications, fondata nel 1990 da Ben Ammar. La compagnia libica Lafitrade possiede il 10% di Quinta Communications, mentre la principale società finanziaria del Cavaliere, Fininvest, ne possedeva, al termine del 2008, il 29,67% delle azioni. Dopo un aumento di capitale realizzato nel 2009, il gruppo di Berlusconi mantiene circa il 22% della compagnia. Due anni fa Quinta Communications e Mediaset acquistarono ciascuna il 25% della nuova televisione magrebina Nessma TV. Ben Ammar aveva allora spiegato che Nessma è di proprietà sua e di Berlusconi, al 25% ciascuno, e di due soci tunisini per il restante 50%. Gheddafi è entrato in Quinta Communications, ha chiarito Ben Ammar, perché voleva produrre film sul mondo arabo”….». Ben Ammar. Figura chiave. Così magistralmente «raccontata» da Vittorio Zincone in una intervista per il Magazine del Corriere della Sera (maggio 2007): «Proprietario di tv. Produttore e distributore cinematografico. Mediatore. Finanziere. Tarak Ben Ammar, 57 anni, nato a Tunisi e cresciuto a Roma, musulmano formato dai preti del liceo Nôtre Dame, vive a Parigi e da più di dieci anni muove pedine e sposta armate sul tabellone del nostro Risiko bancario e multimediale: ha portato i miliardi del principe saudita Al Waleed nelle casse di Mediaset e le parabole di Rupert Murdoch sui tetti degli italiani. Era amico hammamettiano di Bettino Craxi ed è legato a doppio filo con Silvio Berlusconi. È pure advisor di Vincent Bolloré, l’uomo delle Generali. E fa parte del Cda di Mediobanca, il tempietto del nostro capitalismo. L’estate scorsa fece incontrare su uno yacht al largo delle coste greche Marco Tronchetti Provera e Murdoch. Il tycoon voleva comprare Telecom, ma qualcosa andò storto…». Non solo gas. Anche autostrade. Come quella costiera che attraverserà la Libia dall’Egitto alla Tunisia. La realizzazione dell’autostrada,che ha una lunghezza di circa 1.750 km, rientra tra gli accordi del «Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione tra Italia e Libia firmato a Bengasi il 30 agosto 2008 da Berlusconi e Gheddafi, che prevede il finanziamento dell’opera da parte dello Stato italiano. Una «torta» da oltre 3,5 miliardi di euro. ROMA

udegiovannangeli@unita.it


Che fine faranno i soldi della famiglia Gheddafi? (Guardian)
23/02/2011 15:53
La famiglia Gheddafi potrebbe avere miliardi di dollari nascosti in conti segreti nelle banche del Dubai, del Sud Est asiatico e del Golfo Persico. In Gran Bretagna, ha una lussuosa casa a Hampstead, a nord di Londra, acquistata da un figlio del leader libico. E in Italia la famiglia Gheddafi è coinvolta in due progetti d’investimento che hanno a che fare con l’acqua termale. Un progetto riguarda Antrodoco, piccolo borgo vicino a Rieti scoperto dal leader libico in occasione del G8 all’Aquila; l’altro interessa Fiuggi, a sud di Roma, le cui terme erano frequentate anche da Papa Bonifacio VIII. È quanto scrive il Guardian, cercando di ricostruire dove Gheddafi e i suoi nove figli hanno messo le ricchezze che, secondo gli esperti di Medio Oriente, hanno sottratto alla Libia. Il quotidiano britannico, nell’articolo firmato da Tom Bawden e John Hooper, cita Tim Niblock, docente all’università di Exeter, che ha individuato un divario tra l’importo che la Libia ottiene dalle riserve petrolifere e la spesa del governo. Dopo i fondi di Mubarak, le banche svizzere bloccano i 30 conti segreti di Ben Ali. Vita dura per i dittatori I Gheddafi – dice Niblock – hanno anche speso “fortune”, negli anni, per finanziare i vari regimi africani e in particolare il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe. Altri soldi sarebbero andati negli anni ’90 alla tribù Zaghawan del Darfur, da cui secondo lo studioso potrebbero provenire molti dei mercenari che reprimono le rivolte in Libia. A parte la miriade di investimenti statali fatti dalla Libyan Investment Authority (Lia), ci sono gli investimenti e le proprietà della famiglia Gheddafi. In Gran Bretagna, la casa di Hampstead, con otto camere da letto, piscina e sala cinema, è stata acquistata da Saif al-Islam Gaddafi, secondo figlio del capo libico, nel 2009 per 10 milioni di sterline. In Italia, Gheddafi fu conquistato da Antrodoco mentre – in auto blindata e con scorta – stava andando da Roma al vertice dell’Aquila. Dopo l’estate, una delegazione libica tornò nel paese e disse che il colonnello voleva spenderci dei soldi. Fu raggiunto un accordo per la costruzione di un complesso con un albergo termale di lusso e un impianto per l’imbottigliamento di acqua minerale. Lo scorso settembre, ricorda il Guardian, il sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina, disse che il progetto da 15 milioni di euro si stava consolidando. L’articolo continua sotto “Resta tuttavia da vedere se sopravviverà all’attuale tumulto in Libia”, scrive il Guardian. Una domanda simile pende sulla sorte del progetto di Fiuggi. Lo scorso gennaio, prosegue il Guardian, il Corriere della Sera riferì che la famiglia Gheddafi aveva formalizzato una proposta per mettere 250 milioni di euro in un centro conferenze con pista aerea e un complesso che, ancora una volta, comprendeva hotel termale e impianto di imbottigliamenti di acqua minerale. L’accordo sarebbe stato veicolato non attraverso canali libici ma la camera di commercio italo-irachena. Dopo avere ricordato le “calorose relazioni personali” tra Gheddafi e il premier italiano Silvio Berlusconi, il Guardian sottolinea il fatto che Berlusconi è in affari con la Libia nella Quinta Communications. Nel giugno del 2009, una società olandese controllata dalla Libyan Arab Foreign Investment Company (Lafico) ha acquisito il 10% di Quinta Communications, una società di produzione e distribuzione cinematografica con sede a Parigi. Quinta Communications fu fondata nel 1990 da Berlusconi in partnership con Tarak Ben Ammar, nipote del leader tunisino Habib Bourguiba. Il primo ministro italiano ha il 22% nella società, attraverso una controllata lussemburghese di Fininvest. Lo scorso settembre, i libici hanno messo un loro rappresentante nel cda di Quinta Communications, a fianco dei rappresentanti di Berlusconi. Il Guardian fa poi il punto delle “significative” partecipazioni degli investitori libici in varie imprese strategiche italiane. I libici hanno, secondo notizie di stampa, circa l’1% dell’Eni. La Lia ha il 2% di Finmeccanica. La Lafico avrebbe più del 2% di Fiat e quasi il 15% della compagnia di telecomunicazioni Retelit. I libici hanno anche il 22 di un’impresa tessile, Olcese. L’investimento “forse più noto” è il 7,5% detenuto nella Juventus. Il “più controverso” è il 7,5% in Unicredit. La storia della Quinta Communications è ricordata anche da El Pais in una corrispondenza di Miguel Mora intitolata “L’Italia teme che caos paralizzi i suoi prosperi commerci bilaterali”. Berlusconi è “socio personale di Gheddafi” non solo nella società di produzione cinematografica, ma anche in una televisione. Due anni fa, infatti, scrive El Pais, Quinta Communications e Mediaset hanno acquistato ciascuna il 25% della nuova televisione tunisina Nessma Tv. Fa notizia sui siti d’informazione esteri la decisione dell’Eni di interrompere le forniture di gas dalla Libia tramite il gasdotto Greenstream. “Violenza costringe l’Eni a interrompere le forniture di gas verso l’Italia”, titola…
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