Wind in mano a Mikhail Fridman. L’avanzata degli oligarchi russi in Italia

domenica, 20 Marzo, 2011

Continua l’avanzata degli oligarchi russi in Italia. Mikhail Fridman (nella foto) si rafforza in Italia. L’ultima sua mossa è l’acquisizione di Wind. La rete prima era diventata egiziana e ora diventa russa. Wind confluirà nella Vimpelcom, così come è stato deciso il 17 marzo dagli azionisti del gruppo russo, per formare un colosso dei telefonini con oltre 170 milioni di clienti. Un progetto sofferto e contestato, visto che il secondo azionista di Vimpelcom, la norvegese Telenor, continua a essere contrario all’operazione tanto da aver già annunciato che insisterà nella sua richiesta di arbitrato internazionale. La Wind passerà dalla Wind Telecom (ex Weather Investiments) dell’egiziano Naguib Sawiris alla Vimpelcom attraverso un aumento di capitale.

IL NO DI TELENOR – Una volta chiusa l’operazione entro la metà dell’anno, Sawiris porterà con sè in dote oltre il 51% di Orascom e il 100% della società italiana, che cambierà così padrone per la terza volta in 13 anni. Il gruppo egiziano avrà, nel nuovo gruppo, il 30,6% dei diritti di voto. L’ok di Vimpelcom è arrivato con una percentuale del 53,3% dei diritti di voto. Ad esprimersi a favore è stata infatti una parte, seppur non maggioritaria, degli azionisti di minoranza, ma anche la russa Altimo, uno dei soci fondatori di Vimpelcom, braccio operativo nelle tlc del gruppo Alfa del miliardario russo Mikhail Fridman, che, da sempre schierata per l’operazione, ha fatto sentire tutto il suo peso con oltre il 44% dei diritti di voto. L’ennesimo no è invece arrivato appunto da Telenor, l’altro socio fondatore, il cui 36% dei diritti di voto non è però bastato a bloccare il progetto.

SAWIRIS SENZA POSTI IN CDA – Telenor non ha mai nascosto la sua contrarietà, dovuta innanzitutto alla forte diluizione dei diritti economici e di voto che sarà costretta a subire in seguito alla fusione. La società norvegese ha oggi infatti il 39,58% del capitale e il 36% dei diritti di voto ma dopo l’operazione scenderà rispettivamente al 31,7% e al 25%. Ad essere ridimensionati a vantaggio di Wind Telecom saranno anche Altimo (dal 39% al 31,4% del capitale e dal 44,6% al 31% dei voti) e gli azionisti di minoranza. Grazie all’emissione di nuove azioni ordinarie e azioni privilegiate convertibili, a Sawiris verrà infatti concesso il 20% dei diritti patrimoniali ed il 30,6% dei diritti di voto della nuova Vimpelcom. Wind Telecom non potrà però contare su nessun rappresentante nel consiglio di amministrazione, in cui continueranno dunque a sedere tre consiglieri Altimo, tre Telenor e tre indipendenti.

CLIENTI OLTRE 170 MILIONI – Grazie alla mega-fusione, il nuovo gruppo avrà 174 milioni di clienti dal Mediterraneo ai Paesi ex-sovietici. Ad oggi si calcolano ricavi netti pro-forma pari a 21,3 miliardi di dollari e un ebitda pro forma di 9,4 miliardi di dollari (dati a fine 2009), con attività operative in 20 paesi in Europa, Asia, Africa e Nord America. Wind porterà con sè un debito di 8,3 miliardi di euro, ma anche circa un terzo dei ricavi complessivi della nuova società ed oltre 23 milioni di clienti.

Approfondimento: questo avevamo già scritto il 2 dicembre scorso:

I primi russi del dopo-muro arrivati in Italia facevano un po’ troppo rumore, erano banditi. Mafia russa. Tipo Samovar, arrestato a Santa Marinella. Gente come nel film di David Cronenberg “La promessa dell’assassino”. I nuovi sono affaristi più attenti, imprenditori certo pronti a tutto, miliardari usciti dal nuovo far east russo dove tutto sembra possibile, da noi all’apparenza piuù defilati. A portarli in Italia, o a dirottarli qui se si vuole, è Berlusconi. Come Michail Fridman (mentre stringe la mano a Putin), cioè l’uomo Wind. Ma vediamoli più da vicino. Ecco, sono tanti e stanno invadendo la nostra economia.

Gli americani sono preoccupati per i “giri” di Gazprom e per i relativi gasdotti, certo, che sono due, quello a nord che dovrà passare dentro il Baltico e arrivare in Francia dove è gestito da compagnia di Suez e quello a sud che partendo dal Caucaso e attraverso il Mar Nero, superando così le zone infide di Ucraina-Moldavia-Romania, punterà su Bulgaria, Grecia, Italia, Serbia, Austria. Entro il 2015 gas russo verrà in Europa, mentre l’altro progetto “Altai” di gas per la Cina è più traballante se non altro per il mancato accordo sul prezzo (dai 260 dollari chiesti dai russi per un trilione di metri cubi ai 160 che i cinesi sono disposti a sborsare e che pagano attualmente al fornitore di gas del Turkmenistan).

Ma Gazprom è già di fatto approdata in Italia. A seguito di un partenariato strategico con l’Eni, ha acquisito l’accesso al mercato della distribuzione del gas, concludendo un accordo con le compagnie italiane A2A e Iride. Intanto, sempre sul fronte energia e petroli,  la Lukoil ha ottenuto da Erg una partecipazione del 49% della società proprietaria del polo di raffinerie nella zona di Siracusa. Guidata da Vagit Y. Alekperov è la più grande compagnia petroliferia russa e tra i maggiori investitori esteri in Italia. E questa chiamiamola l’avanguardia russa in Italia, ma c’è molto altro.

Spregiudicatamente Berlusconi ha appena stretto un patto dentro la Nato per accontentare l’ala più atlantica e oltranzista, contro le colombe del Nord Europa guidate dalla Germania che volevano eliminare i depositi di bombe atomiche giacenti nei loro territori: un centinaio di grandi ordigni nucleari, secondo il patto segreto siglato nei giorni scorsi a Lisbona in un spin-off del vertice Nato, stanno traslocando dal Nord Europa verso il sud. Verso Italia e Turchia. E’ il modo con l’alleato Berlusconi cerca di far dimenticare i suoi “giri” russi.

In cambio infatti Berlusconi, il fido alleato, strafà con i russi. A modo suo, certo. Tra l’8 e il 10 ottobre Berlusconi – in viaggio in Russia – infatti ha peraltro tentato il colpo gobbo cercando di stringere affari più stretti per la sua Mediaset con un investotor russo, il miliardario Gleb Fetisov, senatore russo (in alto a sinistra). L’affare è ancora in ballo, non concluso. Fetisov, 43 anni, è comproprietario della compagnia Altimo (Alfa Telecom International Mobile), controllata di Alfa Group di Michail Fridman. Ma l’eventuale arrivo a Milano di Fetisov non  è che l’ultimo anello di uno sbarco in grande stile che sta avvenendo sotto i nostri occhi disattenti e all’ombra dell’attentissimo brasseur d’affari di Segrate. Di che si tratta?

Ecco, cominciamo proprio da Michail Fridman (in alto a destra). La recente acquisizione di Wind è opera sua.  Michail Fridman, 46 anni, oligarca proprietario dell’Alfa Group, vanta un patrimonio di 13 miliardi di dollari. Mentre prendeva Wind l’oligarca ha anche portato in porto la fusione tra la VimpelCom (secondo operatore mobile russo) e la Weather Investments dell’egiziano Naguib Sawiris. In questo modo il russo Fridman possederà attraverso Weather, il 51,7% della egiziana Orascom Telecom Holding (Oth) e il 100% del terzo operatore di telefonia mobile italiano, già di proprietà Enel. Una delle sue mosse sarebbe quella di fare subito un lifting chiudendo la redazione giornalistica del portale libero.it per rientrare dell’enorme investimento fatto per mettere le mani su Wind.

Infine Victor Vekselberg, 52 anni, capo del colosso russo Renosa ha già comprato la bresciana Energetic Source (stimata intorno ai 100 milioni di euro) e sta puntando su altre società del settore. Vekselberg in Italia punta anche a investimenti pesanti nell’edilizia. Nel 2007, ha acquistato personalmente per 40 milioni di euro il Grand Hotel Villa Feltrinelli, sul lago di Garda. La seconda preda eccellente è stata, invece, la nuova Darsena di Rimini, un porto commerciale costruito pochi anni fa e destinato agli yacht. O ancora: Alexei Mordashov, 45 anni, siderurgista col gruppo Severstal. Mordashov ha comprato prima la Lucchini a Brescia, poi Redaelli Tecna, uno dei nomi di punta nella produzione dei cavi di ferro. Altri investitors interessati all’acciaio sono Roman Abramovich, 44 anni, e Alexander Abramov, 51: con l’Evraz Group che gestiscono hanno assunto il controllo della friulana Palini & Bertoli, specializzata in lamiere in acciaio di alta qualità. A San Giorgio di Nogaro (Udine) la Trametal sempre nel ramo acciaio è finita sotto il controllo dell’ucraino filorusso Rinat Akhmetov a capo della  Metinvest. Meno fortuna ha avuto invece in Sardegna a Portoscuro il gruppo russo di Oleg Deripaska, 42 anni e nono uomo più ricco al mondo, quando ha messo le mani di Eurallumina. Nel marzo di un anno fa la produzione però è entrata in crisi e gli operai in cassa integrazione. I russi infine puntano anche sul calcio. Non gli è andata bene con Roma: nel 2008, la As Roma era entrata nelle mire di Suleiman Kerimov, azionista proprio di Gazprom, oltre che di Sberbank e Polymetal. L’imprenditore miliardario tentò di acquistare la squadra con la sua Nafta Moskva, per poi tirarsi indietro improvvisamente.

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