Franco Platania

mercoledì, 13 Aprile, 2011

Carissimi, come forse già molti di voi sanno ieri martedì 13 aprile è morto Franco Platania. Era malato da tempo di Alzheimer e da tre mesi era ricoverato. Purtroppo gli ultimi anni li ha vissuti male perché non riusciva praticamente a parlare.

Dal 1982 viveva qui nelle Marche, insieme a Rita, vicino a Fermo in un bel casolare di campagna dove dipingeva bei quadri, coltivava l’orto e leggeva buoni libri.

Nel 1998 dopo che Adriano, Giorgio e Ovidio erano entrati in carcere si era impegnato con i compagni di qui nel comitato marchigiano.

Domani giovedì su il Manifesto e il Foglio usciranno due ricordi di lui. Sempre domani lo accompagneremo ad Ascoli Piceno dove verrà cremato.

Vi farò sapere qualcosa sulla cerimonia.

Un abbraccio

Sergio Senigaglia

(La cerimonia si è svolta ad Ascoli Piceno, dove Franco – qui sopra al centro in un corteo, il primo da sinistra è Tonino Micciché- è stato cremato. Ai presenti è stato letto un testo del figlio Cino, che abita a Sinalunga. L’altro figlio, Daniele, vive invece a Torino. E Rita? Forse ora venderà la casa nella campagna di Fermo, che senso ha vivere lì senza Franco?)

Carissimi/e è stata una giornata lunga e sono tornato poco fa. Pensavo che la cremazione fosse una cosa più veloce invece mi sbagliavo. Ci siamo trovati verso le 10,30 al cimitero di Ascoli Piceno visto che nelle Marche, oltre a questo, c’è un solo altro posto per essere cremati, San Benedetto del Tronto. Insomma benvenuti al Sud. Eravamo una quindicina: Rita e i figli Daniele e Cino, una nipote di Franco con il marito venuti da Torino, una coppia di amici di Porto San Giorgio (padre e figlia a cui si è aggunta la mamma a pranzo) e alcuni amici di Cino, credo. L’amico di Porto San Giorgio ha letto un breve testo preparato da Cino contenente la vita di Franco, gli ideali che lo hanno portato all’impegno sociale e alcuni brani di Neruda e Cicerone. Poi c’è stato detto di tornare alle 12,30 per ritirare l’urna ma a quell’ora non era ancora pronta. Per cui siamo andati a Cerreto, vicino a Fermo, dove c’è la casa in campagna. Nell’articolo di oggi su il manifesto mi sono scordato di scrivere che Franco negli anni era diventato un bravissimo restauratore di mobili. Pittore e restauratore, insomma grandi mani e grande cervello. Nel pomeriggio siamo tornati in quattro ad Ascoli a ritirare l’urna e ci siamo abbracciati. Rita cercherà di vendere la casa in campagna perché non ha più senso che rimanga lì da sola (Daniele lavora a Torino e Cino vicino a Siena). Durante il viaggio di ritorno mi ha chiamato Paolo Brogi che mi ha detto che si sta adoperando per recuperare una intervista fatta anni fa a Franco e metterla su facebook.
Per ora è tutto. Per chi non l’avesse letto allego il ricordo che ho scritto su il manifesto di oggi.
Un abbraccio a tutti/e voi.
Sergio

Per chi non lo conosceva, Franco era stato un operaio della Fiat, uno che aveva guidato i cortei e che sapeva parlare al cuore delle persone in tuta. Franco Platania lavorava alle Carrozzerie, quando a Mirafiori c’erano cinquantamila operai. Era piemontese e con l’altro piemontese Luciano Parlanti aveva fatto da accoglienza dentro le riunioni di Lotta continua a quella torma di giovani – più giovani di lui e di Luciano – che parlavano tutti i dialetti del sud, gli operai immigrati di Torino.

Come appare lontano tutto ciò. Eppure è vicino, come il suo aperto sorriso, le sue battute, quell’amore per Rita donna più giovane di lui che aveva stregato allora tutti quei giovani operai venuti da lontano, qualcosa di romantico che non si aspettavano in un operaio come loro anche se più grande.

Questo me l’ha appena ricordato Enzino Di Calogero da Berlino, la brutta notizia gliel’ho data purtroppo io poco fa.

Via Passo Buole si chiamava quel posto in cui Franco Platania con gli altri operai aveva costruito giorno dopo giorno la forza di Lotta Continua, il suo prestigio tra le linee della fabbrica più grande d’Europa, con una voglia di cambiare che in lui trovava momenti di decantazione e di assennatezza (se il termine non disturba).

Franco era infatti un operaio saggio, ponderato, nel dibattito di allora sottovoce qualcuno più spicciativo di lui poteva perfino accusarlo di essere a volte un po’ di destra, la nostra e non certo quella di oggi.

Luciano, staffetta partigiana, con in tasca uno stropicciato  ritaglio della Gazzetta dello sport sulle sue prodezze da ciclista. Franco con i suoi racconti sulla Cina in cui era andato come invitato insieme ad altri operai, con la rivista Vento dell’Est se non sbaglio. E con loro Enzino, Gaetanino, Papaleo, Pino, Nicola e tutti gli altri. Uno che non si era mai tirato indietro e che era stato capace anche nei momenti più difficili e bui di saltare su un tavolo e improvvisare un comizio, uno sciopero, una lotta.

E poi? Dopo la Fiat, aveva scelto la campagna e i suoi quadri. Ciao Franco.

P.B.

Ho poi chiesto a Dario Fo che era in quella delegazione in Cina negli anni ’70:

“Sì, c’erano parecchi operai ma anche qualche insegnante, noi eravamo con tutta la compagnia. Ricordo Platania per la sua intelligenza e l’acume con cui si era mosso negli incontri che avevamo. Loro, gli operai, erano molto curiosi di capire dagli operai cinesi come stesse andando la situazione. Ricordo che erano piuttosto interdetti, si capiva che le cose non filavano troppo  bene. Anzi, avevano saputo dai loro colleghi cinesi di una profezia di Mao: tra quarant’anni avremo il capitalismo in Cina…

Franco Platania si faceva sentire durante questi incontri, non alzando mai la  voce ma ricorrendo piuttosto alla robustezza della sua cultura. Sapeva un’infinità di cose sugli operai, sugli scontri affrontati, ma anche sulle mistificazioni subite, sulle truffalderie. Tutti lo ascoltavano in silenzio. Era una persona umile e determinata…”.

Renato Ferraro l’aveva intervistato poco tempo fa per la trasmissione “Sfide” della Rai, utilizzando poi una parte del registrato. Se riesce a recuperare quella cassetta essa contiene i ricordi di una vita. Ferraro l’aveva intervistato nella sua casa di Cerreto, Fermo.

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