Il Santo che appoggiò a più riprese un boia come Pinochet

mercoledì, 27 Aprile, 2011

Promemoria su una visita pastorale e sui suoi strascichi:

Santiago del Cile, 6 aprile 1987, il generale Pinochet e il  Papa si affacciano assieme da un balcone della Moneda, il palazzo presidenziale nel quale morì Salvador Allende (presidente del Cile democraticamente eletto) durante il golpe dell’11 settembre 1973, che portò al potere lo stesso Pinochet.
Nell’occasione Pinochet presenta la moglie al Papa. Wojtyla se ne ricorda e per le nozze d’argento gli manda gli auguri, con una lettera autografa.

Dodici anni dopo, quando poi  Pinochet è catturato in Inghilterra su mandato internazionale spiccato dal giudice spagnolo Balthasàr Garzon con l’imputazione di tortura e di omicidio di cittadini spagnoli (1999), Wojtyla stesso fa giungere alla Camera dei Lord la propria perorazione perché questa non conceda l’estradizione dell’ex dittatore in Spagna, dove i giudici lo attendevano con le manette pronte. Nell’occasione Karolo Wojryla è affiancato da Margareth Tatcher che va a prenderci il tè insieme.

Per il caso “dell’ammalato” Pinochet, il Papa manifesta un vero e proprio accanimento terapeutico dato che, sempre nel 1999, rivolge una plateale richiesta di perdono per i crimini da lui commessi. La risposta delle Madres de Plaza de Mayo (l’associazione delle madri delle vittime del regime argentino) è molto secca: reagiscono con una lettera dove si augurano che, da morto, Wojtyla non riceva il perdono di Dio e vada all’inferno (Buenos Aires, 23 febbraio 1999).

Certo, Karol Woytila è stato un grandissimo Papa, indimenticabile, un santo per la Chiesa. Beh, però queste note sparse su di lui non andrebbero dimenticate. Nella vita di tutti, Papa compreso, c’è sempre un momento in cui decidere da che parte stare. Appoggiare torturatori e massacratori è un pessimo modo di schierarsi.

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