Lele Biagi

giovedì, 28 Aprile, 2011

Lele Biagi. Ho chiamato oggi un amico di Pisa ed ecco improvvisa questa brutta cosa che è la morte di un altro amico. Davide l’aveva appena saputo. Lele – ma spesso diventava anche Il Biagi – tirava i sassi molto bene…Chissà oggi, ora è sempre più difficile tirarli. Lele con quei capelli fini fini, la figura un po’ francese, elegante a modo suo, il sorriso di questa foto che chissà come conservavo.

Pisano, più di me. Qui siamo nella casa che avevo affittato a metà degli anni ’60 in via di Sant’Andrea, a Pisa. Un balconcino, sul retro, rivolto al giardino interno. La casa era al primo piano, si  confabulava allora di tutto ciò che ci stava intorno, come tanti altri è vero, con passione. Anche il cinema, che poi Lele ha frequentato per un po’ ricavandosi un posto in opere come Gostanza da Libbiano dove faceva un notaio in un processo per streghe. Il film riguarda San Miniato al Tedesco nel Granducato di Toscana, nel novembre 1594. Il paese è quello anche di mio padre e dei miei nonni paterni, mio nonno Vittorio faceva l’ortolano lì. Figurarsi se non mi interessava questa Gostanza da Libbiano, contadina di sessant’anni che esercita da sempre il mestiere di levatrice e di filatrice, accusata poi di stregoneria. Bravo Lele, hai partecipato a un lavoro di scavo nel nostro entroterra, così pieno di ombre e di cattiveria.

Con sua sorella ero stato in classe al liceo Galilei, poi avevo conosciuto lui, più o meno la stessa età, solo qualche anno in più. Che cosa resta? La sua risata franca, prolungata, quasi sommessa. Chissà chi era il terzo che ha scattato questa foto?

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