La vita appesa a un miserabile gerundio: bendandi

martedì, 10 Maggio, 2011

“L’odore dei gerundi la stordiva!”, scriveva Marcello Marchesi senza pensare a Bendandi. In realtà i gerundi hanno caratterizzato fasi molto complicate della  nostra vita. Il più celebre gerundio è forse di recente in quell’odioso ultimo comunicato delle Brigate Rosse in cui si annunciava la morte di Aldo Moro peraltro non dicendolo in modo netto ma affidandosi a un gerundio scivoloso di difficile comprensione temporale: “stiamo eseguendo la condanna a morte…”. Avevano già eseguito? Dovevano ancora eseguire? C’era forse un ultimissimo margine di trattativa? Eseguendo…

Un po’ come Bendandi che più che un cognome sembra essere la condizione verbale gerundiva della situazione. Siamo un po’ ciechi, sembra avvertirci il cognome che suona come un gerundio, ma qualcuno vi sta avvertendo che ci sarà un orribile terremoto.

Insomma il gerundio, modo della lingua italiana,  è usato per indicare un processo considerato nei suoi riferimenti ad un secondo avvenimento. Le sue caratteristiche precise sono comunque variabili ed emergono solo nel contesto dell’intero enunciato. Sono paragonabili, con qualche differenza, nelle varie lingue romanze distinte nell’uso dal latino. Il modo ha due tempi: il presente (bendando) ed il passato (avendo bendato), chiamati anche gerundio semplice e gerundio composto. Il gerundio c’è anche in inglese (suffisso ing) e in  francese.

Personalmente amo di più il congiuntivo, che com’è noto sopravvive praticamente solo da noi (ce n’è un minimo anche in francese e nel russo). Che io bendi…Che io abbia bendato: vedete che suona direttamente come una bufala stonata?

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