Spagna, ecco l’M15: piazze occupate contro la partitocrazia

giovedì, 19 Maggio, 2011

Piazze occupate a Madrid e Barcellona, contro la partitocrazia, per maggiore democrazia. E’ il movimento M15. Che ha intenzione di tenere le piazze fino a domenica 22, giorno di elezioni in Spagna. Ecco la corrispondenza da un blog di italiani a Barcellona:

Movimento 15-M: un vento di protesta si leva sulle piazze spagnole

di

Paola Grieco

il 19 maggio 2011

Qualcuno ha azzardato un parallelismo con la primavera araba, definendo il neonato – e già prorompente – movimento del 15-M: “la primavera araba dei giovani spagnoli”.

Lungi dal pensare di paragonare Zapatero a Mubarak, gli attivisti che stanno occupando, da domenica 15 maggio, numerose piazze spagnole, con epicentro alla Plaza del Sol di Madrid, chiedono: democrazia reale.

Partita con la marcia della piattaforma “Democracia Real Ya”, e dilagata attraverso twitter e facebook, quella che sembrava la solita marcia, estemporanea, bollata impropriamente da alcuni come “no global”, si sta delineando come un vero e proprio movimento, ancora molto eterogeneo.

Studenti universitari, laureati disoccupati, precari, casalinghe preoccupate per il furturo dei loro figli, pensionati, defraudati delle loro case (per non poter pagare il muto), sono scesi in piazza nella settimana “calda” delle elezioni municipali e contano di restarci (anche la notte) almeno fino a domenica 22 maggio: giornata elettorale

E il salto di qualità occorre ora per ora. Mentre, infatti, nei primi giorni, si vedevano soltanto volti molto giovani, mercoledì 18 maggio, gli anziani sono saliti sul carro delle proteste.

Molti i pensionati che giravano nella Plaza del Sol a Madrid e in Plaça Catalunya a Barcelona per sostenere la protesta.

Democrazia reale e partecipazione cittadina alle scelte politiche, queste le richieste che aleggiavano, ieri sera in Plaça Catalunya. I manifestanti, inoltre, si schierano contro la “partitocrazia”, mettendo nello stesso pentolone i due partiti maggioritari (PP e PSOE).

È in preparazione, inoltre, una lista di proposte concrete, tra queste: petizione per una riforma della legge elettorale (contro il bipartitismo); liste “pulite” alle elezioni, con stop assoluto ai candidati imputati, indagati (il mondo è piccolo!); revisione del modello di finanziamento ai partiti.

Nonostante varie difficoltà sulla Plaza del Sol (tra cui un cordone di polizia che ad una certa ora della notte ostacolava l’accesso), i manifestanti soggiornano giorno e notte sulle piazze.

I partiti, spiazzati quasi tutti da questo vento di protesta, che soffia proprio nella culminante settimana della campagna elettorale, si vedono ora travolti dall’onda. Pochi cercarno di capire veramente le richieste che arrivano dal basso. La maggioranza è preoccupata di capire quale ricaduta possa avere questo nuovo “evento” sui risultati elettorali.

A Barcellona. Un migliaio di persone erano raccolte in Plaça Catalunya e un centinaio di loro è rimasto a dormire sul pavimento a forma di stella. Verso le nove è partita la “cacerolada” (protesta con pentole e posate) alla quale si è unito anche il gruppo dei lavoratori del settore sanitario ed educativo, che, ogni mercoledì protesta per i tagli previsti dalla Generalitat.

Molte le piattaforme presenti, tra le quali: no les votes (http://www.nolesvotes.com), che incita a non votare i grandi partiti, ma altri più piccoli o annullare la scheda e, la più locale Ni un Pas Enrere, che protesta contro i tagli nel sociale. Tra gli slogan, svettavano citazioni di Jean Paul Sartre e quelle di Stéphan Hessel: “indignatevi/indignamoci”.

Sulla piazza campeggiava in varie forme la scritta “No hay pan para tanto chorizo”, che, tradotto, significa “non c’è più pane per tanti ladri”. Il chorizo è un salame ma in gergo significa ladro, appunto!

Il caso ha voluto, inoltre, che Beppe Grillo fosse a Barcelona per la tournée del suo spettacolo e, appena saputo della protesta, è “sceso” in piazza a confrontarsi con gli attivisti, riscontrando un’incredibile sintonia d’idee… che un virus “grillino” si aggiri per l’Europa?

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