Tornano i migranti di Brescia. Dopo la gru, ora protesta sul Sagrato del Duomo

domenica, 22 Maggio, 2011

Brescia, riprende la protesta dei migranti per i permessi. Dopo la gru di San Faustino ora è la Chiesa ad accoglierli sul sagrato del Duomo. Li guida Arun, veterano della gru. L’articolo di Bresciaoggi del 22.4.2011:

Migranti a oltranza sul sagrato del Duomo

IL PRESIDIO. «La chiesa è la casa di Dio, chiediamo ospitalità», ha spiegato Makam Ba, della comunità senegalese. La «mediazione» di padre Mario Toffari

Insoddisfatti delle risposte, hanno ottenuto di parlare col vescovo, che li ha ascoltati con partecipazione e ha concesso loro di restare
PADRE MARIO TOFFARI

22/05/2011

La lotta dei migranti torna nel cuore della città, «perché a questo ci hanno costretto i silenzi della prefettura», sostiene Arun, uno dei leader della protesta iniziata lo scorso 28 settembre e culminata a novembre con la salita sulla gru in via San Faustino.
Una mobilitazione «che ha sicuramente influenzato le decisioni positive dei giudici e che oggi ha dalla sua parte anche la legge – sostiene al megafono Umberto Gobbi, leader dell’associazione Diritti per tutti – . Tocca ora al prefetto e al ministro degli Interni far rispettare la legalità, da loro così tanto sbandierata in passato». E la protesta ieri è tornata in piazza, con un presidio prima in prefettura e poi, dopo l’incontro giudicato negativo con il viceprefetto, sul sagrato del Duomo nuovo, in piazza Paolo VI.
CHE I MIGRANTI fossero pronti a nuove azioni eclatanti era palese già da giorni: «Sabato scorso nessuna autorità ci ha ricevuti in prefettura, rimandando a oggi un incontro», spiega Jimi, altro «ragazzo della gru», attorno alle 11, poco prima di salire in delegazione assieme ai due legali di Diritti per tutti e ai rappresentanti delle altre comunità.
Ma l’incontro non soddisfa i presidianti: «La dottoressa Zaira Romano ci ha subito chiesto di esporle le nostre istanze, cosa che avevamo già fatto, per iscritto, la settimana scorsa. Noi oggi volevamo risposte che non abbiamo avuto, non ci basta l’assicurazione che il prefetto sarà informato. Siamo in una fase che vorrebbe la concretezza delle risposte e non il fumo delle parole da parte di chi dovrebbe far applicare la legge e invece sta omettendo di farlo, giocando con la vita delle persone per rispondere a logiche politiche di bassa lega».
La decisione è pressoché immediata: i manifestanti si spostano sui gradini del Duomo, stendendo striscioni e cartelli e chiamando direttamente in causa il vescovo: «La chiesa è la casa di Dio, chiediamo ospitalità», spiega Makam Ba, della comunità senegalese.
Dopo poco monsignor Luciano Monari risponde all’appello e arriva accompagnato da padre Mario Toffari, presidente dell’Ufficio migranti della Diocesi, che ebbe una parte attiva nella vicenda della gru. Jimi prende per primo la parola, ribadendo l’assoluta volontà di rispetto: «Siamo per la pace, tra le religioni e tra le persone, le chiediamo aiuto». Un aiuto in nome dell’umanità, perché le parole che escono dalle bocche di questi uomini non sono ideologiche, sono semplici storie di dolore causato dall’invisibilità: «Sono in Italia da sette anni – racconta il senegalese Diuof -, ho studiato e lavorato. Quando è morta mia madre, non sono potuto andare in Senegal per il funerale. Ora vorrei vedere mio padre, che è vecchio».
«Il permesso significa vita – aggiunge Arun -, lavorare con un contratto, rivedere i nostri cari, metter su famiglia». Storie che non lasciano insensibile il vescovo, il quale accoglie le motivazioni della protesta.
LA DISCUSSIONE prosegue per una mezzora, finché si capisce che c’è bisogno di un contesto più ristretto; una delegazione dei manifestanti si ritira con il vescovo e padre Toffari e altri rappresentanti della curia. Attorno alle 15 la situazione si sblocca; la delegazione torna e Felice Mometti, di Diritti per tutti, spiega: «Abbiamo avuto il permesso di stare sulla parte destra del Duomo, togliendo gli striscioni, per un presidio a oltranza. E chiediamo di poter partecipare all’incontro tra prefettura, sindacati e diocesi. Fino a quel momento resteremo qui,».
Padre Toffari conferma: «Il vescovo ha detto di sì, la motivazione è assolutamente giusta, come abbiamo già osservato in un comunicato giovedì scorso: le sentenze devono essere applicate, aspettiamo che il ministro degli Interni faccia il decreto. Quindi appoggiamo le rivendicazioni, anche se osserviamo che il presidio sul sagrato può essere controproducente. Abbiamo comunque accettato il compromesso di un sit in tra le due cattedrali, rispettoso e pulito: ci siamo fidati, impegnandoci ad andare avanti fino alla definizione positiva di questa causa, credendo nella legalità e chiedendo che lo Stato la rispetti». La questione sembra temporaneamente risolta. E il questore Vincenzo Montemagno può commentare in piazza che «per ora è tutto tranquillo, monitoreremo la situazione minuto per minuto». I manifestanti ora possono organizzarsi per la prima giornata e la prima notte sui gradini del Duomo, in un clima che sembra cambiato dai rigidi giorni novembrini dell’occupazione della gru. E non solo perché la temperatura si è alzata e fra un mese sarà estate.

Irene Panighetti

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