Il ruolo dei carabinieri nel delitto Rostagno: non vedere le sue inchieste sulla P2 di Gelli a Trapani, non ricordare gli incontri in Procura, non puntare sulla mafia…

mercoledì, 15 Giugno, 2011

Trapani. I carabinieri tornati in aula confermano tutto il loro ruolo testo a non capire cosa stava effettivamente facendo e denunciando Mauro Ristagno con le sue inchieste. E hanno mostrato in concreto di che pasta sono stati gli investigatori sul delitto.

Il capo del nucleo operativo – il generale oggi a riposo Nazareno Montanti – non sa quello che facevano i suoi subordinati. Ignora i verbali redatti sulla massoneria di Trapani, ha dimenticato tutto questo. Finisce col dipingersi come un “passacarte”.

Troppo comodo, visto che poi è stato lui a gestire il dirottamento dell’inchiesta sulla Saman e a scartare la pista mafiosa.

L’altro carabiniere, il luogotenente Cannas, ricorda ora quei verbali sulla loggia m,massonica di Trapani, a sprazzi, e introduce elementi ulteriori di ambiguità.

Non ricorda poi in particolare l’incontro in Procura in cui fu convocata Chicca Roveri per essere sondata dal procuratore.

Insomma, eccoli qua i carabinieri che puntarono poi tutto sul delitto tra amici, la cosiddetta pista interna, il depistaggio micidiale che nel ’96 portò in carcere Chicca Roveri.

Sullo sfondo c’è quella Trapani che continua ad essere quella di oggi. E dove Licio Gelli incontrava il boss mafioso Mariano Agate.

Che ci faceva in Sicilia allora nel 1988 il capo della P2?

Il Procuratore Aggiunto Antonio Ingroia ha deciso intanto di aprire un nuovo fascicolo sulla loggia massonica su cui indagava Rostagno e che i carabinieri non ricordano…

(la foto di Mauro Rostagno è di Tano D’Amico, anno 1976)

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