Podlech, sentenza a partire dal 20 giugno. Ecco le accuse dei principali testi a carico…

venerdì, 10 Giugno, 2011

Dal 20 giugno inizia il conto alla rovescia per la sentenza su Alfonso Podlech  Michaud, l’ex procuratore militare cileno della dittatura Pinochet a Temuco, accusato di aver fatto “scomparire” nell’ottofre del 1973  il detenuto Omar Venturelli, ex sacerdote e militante di Cristiani per il Socialismo (nella foto).

Il 20 infatti la I Corte d’Assise di Roma inizierà la Camera di consiglio subito dopo aver ascoltato le ultime repliche del processo: il 16 e il 17 si terranno infatti la requisitoria del Procuratore Aggiunto Giancarlo Capaldo a cui seguiranno le arringhe di Parte Civile (avv Marcello Gentili e Giancarlo Maniga) e della difesa di Podlech (avv Nicoloa Caricaterra). Infine le repliche  e poi il ritiro della Corte d’assise per sentenziare.

Qui di seguito alcune delle testimonianze più crude fatte nel corso del processo avviato nel 2010.

VICTOR FAUNDES BUSTOS

Mio fratello era uno studente di costruzione civile della Università tecnica dello Stato nell’anno 1973 stava per finire la sua laurea all’epoca viveva in casa di mia madre, soltanto loro due, dopo il golpe dell’11 settembre la loro casa è stata perquisita varie volte, e alla fine il giorno 27 novembre una pattuglia militare diretta dal capitano Nelson Obilla ha portato via mio fratello …mia madre che in quel momento non era in casa è andata sotto i recinti di detenzione e alla fine ha trovato mio fratello presso il reggimento Tucapell ha potuto entrare di nascosto nel cortile ed abbracciare mio fratello poi è svenuta ed ha ripreso conoscenza nella sala della guardia poi l’hanno cacciata via per strada e quando il giorno dopo ha chiesto di nuovo di mio fratello le hanno detto che lo avevano liberato e allora lei è di nuovo andata a quei recinti militari a chiedere di mio fratello ed alla fine un tale, Fernando Juelos che era un informatore dei militari siccome conosceva mia madre è andato da lei per dirle che il corpo di mio fratello era alla Morgue all’istituto medico legale, e li ha visto il corpo di mio fratello con i segni delle torture e uno sparo nel torace…alla fine mia madre e andata all’ufficio di questo signore che sta qua che era il procuratore militare di Temuco a chiedergli per quale ragione mio fratello era stato assassinato e lui le ha risposto che si era trattato purtroppo di un lamentabile errore. questo comporta che lui era implicato nell’ordine di far ammazzare mio fratello, fosse per errore o per qualsiasi altra cosa fosse stato perché non c’era stato nessun processo.

JOSE’ VENTURELLI

Quando Omar è arrivato in carcere ormai non più in isolamento, immediatamente la gente disse sia a me che a lui “qua dentro c’è un altro Venturelli”perché è un cognome molto poco comune. Io sapevo già dell’esistenza di Omar Venturelli, persona pubblicamente conosciuta,e nella regione, siccome era modesta, come medico anche io ero conosciuto e così anche lui già sapeva della mia esistenza, però lì abbiamo avuto l’opportunità di parlare. Il primo argomento di conversazione è stato proprio il trattamento che entrambi avevamo ricevuto lì, perché durante gli interrogatori che hanno fatto a me mi hanno chiesto di Omar Venturelli, e la brutalità del trattamento riguardo al fatto che io dovevo confessare qualcosa riguardo a Omar Venturelli indicava che erano molto interessati a lui. Le minacce si riferivano al fatto che lui fosse un sacerdote guerrigliero, che era un traditore, un traditore della sua classe, un traditore della chiesa, e poi  soprattutto c’era un’ espressione che letteralmente si traduce “gli sarebbe arrivata” che era una minaccia con implicazioni gravissime.Nel suo caso gli hanno chiesto di me e il suo interrogatorio si è riferito anche a me, ed è stato anche molto violento, le accuse che muovevano contro di me erano perfettamente ridicole, una di queste era che io sarei stato la persona incaricata di ricevere le armi provenienti dai sottomarini russi nel mare di Puerto Sabedra, che non è il Mediterraneo, vi posso garantire, ed è molto difficile che una cosa del genere possa accadere. Era evidente quindi che c’era una minaccia prima che Omar fosse stato ufficialmente arrestato. Nella nostra conversazione fu evidente per il suo aspetto fisico, per come stava Omar, che lui era stato trattato con grande brutalità e che nel suo caso la tortura e le minacce proferite contro di lui furono direttamente fatte dal procuratore Podlech.

MARIO CARRIL HUENUMAN

Mi hanno torturato insieme a tutti i contadini, ci picchiavano col calcio del fucile sulla schiena, ci mettevano la corrente elettrica, e tante altre cose a tutti, per tutti lo stesso, non c’erano sconti per nessuno. Da lì mi hanno portato a chol chol, una città che dista 30 km da Temuco, anche a riconoscere della gente, e anche lì i carabinieri mi hanno torturato. Mi hanno picchiato mentre mi chiedevano se conoscevo o non conoscevo una donna e alla fine mi hanno portato a Temuco dove mi hanno tenuto una settimana al reggimento Tucapel e lì sono stato in una piccola stanzetta. Da lì sono entrato dentro e ci hanno messo a tutti quanti in  fila con una benda rossa sugli occhi, e lì mi hanno detto “ti ammazzeremo!”.Lì ci hanno portato a spintoni e alcuni cadevano perché siccome eravamo con gli occhi bendati non vedevamo nulla, e l’unica cosa che sono riuscito a vedere un pochino è che eravamo in un’infermeria e da lì siamo arrivati ad uno stanzone e c’era una sedia come questa però metallica e umida e lì mi hanno fatto sedere nudo, mi hanno messo l’elettricità perché se io mentivo squillava una campanella; poi io non lo vedevo però loro mi hanno fatto toccare un coltello di una ventina di centimetri e mi hanno detto con questo ti castriamo. Mentre mi facevano tutte queste torture c’era in fondo un uomo che scriveva a macchina. Tutto quello che io dicevo quando mi picchiavano e dicevano che io mentivo c’era quest’uomo che scriveva a macchina. In quel momento mentre mi picchiavano mi hanno tolto il bendaggio che avevo sugli occhi, io ero legato con le braccia dietro la schiena, allora a questo punto ho visto la persona che stava scrivendo in fondo, che era vestito in abiti civili. A quel punto hanno continuato a torturarmi e a picchiarmi e mi hanno rimesso il bendaggio sugli occhi…

PM: Lei ha detto che le è caduta per un attimo la benda che le copriva gli occhi?

Teste: si

PM: e quando è caduta questa benda, cosa ha visto con esattezza?

Teste: tre, quattro militari, là dentro, più una persona in abiti civili, che era al fondo.

PM: ha visto bene questa persona?

Teste: si, io l’ho visto bene però io non conoscevo.

PM:e chi è questa persona?

Teste:è il signore che è qui seduto, è il signor Podlech.

PM:quante volte ha visto durante la sua detenzione il signor Podlech?

Teste: nel carcere, più di 10 volte e forse ho detto anche poco.

PM: e che abiti indossava civili o militari il signor Podlech in queste occasioni?

Teste: quando arrivava dentro era vestito in divisa, in abiti militari.

JORGE BARUDI LABRIN

Omar Venturelli arrivò in carcere attorno al 20 settembre. ..Lui ha detto che suo padre lo aveva convinto a presentarsi perché gli avevano promesso che non gli sarebbe capitato niente di male ma non è stato così perché tra il 16 e il 20 o il 21 che arrivò, lo avevano sottoposto a torture nel reggimento Tucapel, quando io non ho visitato aveva ematomi in tutto il corpo e mi raccontò che gli avevano applicato l’elettricità, io l’ho riconosciuto perché anche a me era successa la stessa cosa e poi si tolse le scarpe, gli ho guardato i piedi, e gli avevano strappato delle unghie, aveva delle lesioni nei piedi con i pochi mezzi che avevamo a disposizione gli ho curato i piedi. Ero riuscito a far entrare in carcere un po’ di medicine per il dolore e anche degli ansiolitici, e allora glieli ho dati perché ho ritenuto che fosse molto scosso e allo stesso tempo gli ho offerto di condividere con me un materasso che avevo io, mio padre era giurista, era riuscito a far entrare nel carcere un materasso, ero uno dei pochi che aveva il materasso e allora ho offerto ad Omar Venturelli di condividere con me il materasso, perciò abbiamo costruito un rapporto di grande amicizia e ci sorreggevamo mutualmente, e allo stesso tempo con lui ed altri avevamo organizzato un piccolo comitato per offrire appoggio psicologico agli altri prigionieri, che consisteva nell’organizzare delle liturgie, delle cerimonie collettive di preghiera, leggere i Vangeli, leggevamo la parte del Vangelo che aveva a che fare con ciò in cui noi credevamo, nel tempo che abbiamo trascorso insieme avevamo creato un’amicizia molto profonda perché cercavamo di aiutare gli altri, e allora ho avuto modo di conoscere la sua grande qualità umana, ho saputo che come prete aveva lavorato aiutando gli indigeni mapuche, mi raccontò che si era innamorato di una donna e per la prima volta ho sentito il nome Fresia, e mi raccontò che aveva una figlia che si chiamava Pacita, che la bambina aveva la stessa età del mio figlio più grande… Omar mi raccontò le sue paure, ci entravano col fatto che lui aveva riconosciuto che una delle persone che avevano avuto responsabilità nella repressione era un signore il cui cognome era Podlech, che io non conoscevo, non avevo mai sentito parlare di lui, perché io sono arrivato a quella zona del 73 pertanto non ero al corrente di chi fosse chi, e mi raccontò che questo signore Podlech apparteneva a un movimento di estrema destra chiamato Patria y Libdertad, e che esercitava o che aveva a che fare in quel momento con la procura è che la situazione sarebbe cambiata per tutti noi è che era una persona che era disposta a eliminare i sovversivi e lui si sentiva minacciato da lui, e pensava che questo signore, il signor Podlech, aveva un profondo odio soprattutto per tutti coloro preti, medici, professionisti, professori, tutti coloro che eravamo accanto alle persone più povere e non eravamo invece accanto al coloro che erano più poderosi e facoltosi…

PABLO BERCHENKO

Ho incontrato Omar Venturelli nel corridoio, ho atteso a lungo in quel corridoio, dove c’erano degli uffici da entrambi i lati del corridoio, e allora ho visto arrivare Omar Venturelli accompagnato da due soldati armati, che lo hanno introdotto in questo corridoio, e dopo un certo tempo i soldati che stavano là annoiati si sono allontanati e ci hanno lasciato a noi in fondo al corridoio, i soldati hanno approfittato di quella circostanza per fumare di nascosto il che mi ha permesso di poter brevemente conversare con Omar Venturelli. In quel momento Omar Venturelli si vedeva che era molto in cattivo stato fisico, camminava a stento e aveva segni di colpi sul volto. Omar Venturelli era molto angosciato per la sorte che poteva correre sua moglie e sua figlia, mi ha detto che se io fossi uscito dal lì sarei dovuto andare immediatamente a trovare sua moglie Fresia Cea e dirle di andare via immediatamente da Temuco e se fosse possibile rifugiarsi in qualche ambasciata, lui era convinto che avrebbero ucciso tutti quanti, dopo di questo mi hanno portato nell’ufficio dell’ufficiale Jofrè, e quando io sono uscito Omar Venturelli era ancora sul fondo del corridoio, e non l’ho mai più visto in vita mia…Di Podlech so cosa si diceva a proposto di lui nella città di Temuco. Era pubblico e notorio che Podlech passeggiava per la città in divisa con una pistola alla cinta, e che era un uomo determinante nella sorte dei detenuti politici…

RUTH KRIES

La mattina del 5 ottobre ho sentito per la radio un bando in cui si diceva che mio marito era stato fucilato mentre tentava di fuggire con un elicottero aiutato da gente da fuori. Io sapevo che ormai tutto era perduto ed ho voluto seppellirlo e quando gli ho chiesto il corpo, la salma di mio marito, lui ha detto che…

-presidente: chi Lui?

-teste: Podlech

… lui ha detto ” i nemici della patria non hanno diritto ad una tomba”. Il giorno seguente sono stata io cercata da una pattuglia di militari e mi sono presentata dai carabinieri ed il poliziotto che era di turno mi ha permesso dopo alcuni interrogatori di uscire da Temuco perché mi ha detto “Lei è una cattiva figura, è una vedova con quattro figli che non tace, e la ammazzeranno”

Avvocato Gentili: vorrei che ripetesse le due frasi pronunciate da Podlech, esattamente le parole pronunciate da Podlech, la prima volta quando formulò l’ipotesi che fosse scappato con una donna in Argentina e la seconda volta quando le disse che i nemici della patria non hanno diritto alla tomba, quali sono state le parole esatte

teste: che mio marito se n’era andato in Argentina con una donna e l’altra che i nemici della patria non hanno diritto ad una tomba…

VICTOR MATURANA

Il 15 serttembre del 1973 una pattuglia militare mi porta al reggimento Tucapel e a partire da questo momento comincia per me un processo accelerato di interrogatori e torture. In questo processo di interrogatori e resa di dichiarazioni chi ho di fronte a me è sempre Alfonso Podlech, che è chi prende queste dichiarazioni rese da me, che è chi esercitava tutta l’autorità presso la procura militare, e l’esercizio delle sue funzioni lo svolgeva sempre in divisa e con la pistola della divisa sempre attaccata alla cintura. Vorrei spiegare perché rimanga chiaro il meccanismo degli interrogatori delle dichiarazioni e della tortura. Mi portavano fuori dal carcere al reggimento di Temuco mi mettevano in una sorta di piccola cella accanto alla guardia, ed io allo stesso modo di tutti gli altri prigionieri che stavano nella mia stessa situazione rimanevamo in una condizione di attesa. rimanevo in questa situazione di attesa in questa cella accanto alla guardia fino a che arrivava del personale militare che mi ordinava di girarmi, mi bendava gli occhi e mi portavano dentro e mi portavano in un posto che era predisposto per effettuare la tortura. Questo processo di tortura si effettuava in mezzo a molte domande molti colpi che mi picchiavano come è usuale in questi momenti di tortura e poi mi riportavano indietro a quella stessa cella di attesa. E dopo un periodo di tempo indeterminato mi portavano presso la procura innanzi al signor Alfonso Podlech per rendere dichiarazioni. Delle volte dopo aver reso le dichiarazioni dinnanzi a lui mi portavano di nuovo a quella cella di attesa per poi con un veicolo militare portarmi in carcere. Questo capitava quando la giornata era fortunata perché delle volte succedeva che il signor Podlech non era abbastanza contento di quando era stato dichiarato, nel riportarmi indietro a quella sala d’attesa il passaggio successivo era quello di essere portato di nuovo alla tortura per essere interrogato di nuovo a proposito di quei punti e quelle materie sulle quali le mie risposte non erano state soddisfacenti per il signor Podlech. A quel punto una volta passato questo tramite della tortura mi portavano di nuovo innanzi al signor Podlech per ratificare o rettificare le dichiarazioni. Questo era il meccanismo questo era il processo di tortura e di resa delle dichiarazioni innanzi alla procura e innanzi ai militari. Questo dimostra lo stretto vincolo che c’era tra il lavoro della procura, il lavoro del signor Podlech, e il lavoro di coloro che effettuavano le torture.

HERMAN CARRASCO

siamo stati portati a una palestra che stava dentro il reggimento Tucapel. In quella palestra funzionava il gruppo di torturatori. Tutti i detenuti passavano dallo stesso trattamento. Tutti passavamo da lì, e lì ci veniva applicata la corrente elettrica, venivamo sottoposti alla tortura con la corrente elettrica, fondamentalmente sui genitali, la “picana” elettrica nell’ano, nella zona del seno, nelle orecchie, molto nella bocca, nelle caviglie. Dopo venivamo immersi nell’acqua putrefatta, molte volte c’erano anche escrementi, e pretendevano che avessimo rapporti sessuali fra di noi, col fucile puntato alle costole, che ci toccassimo in modo sessuale fra i detenuti, tutto questo bendati, e ascoltavamo le risate e le burle. Tutti i giorni due volte al giorno dal 4 al 9 novembre…

MARIA PAZ VENTURELLI

Quando sono tornata in Cile, in realtà ho trovato un po’la famiglia che non avevo conosciuto, per cui dopo, quando ho finito l’università, ho deciso di tornare a stare là per un breve periodo. In questo breve periodo in cui sono stata a Temuco è accaduto che si siano trovate delle fosse comuni a Temuco. Erano le fosse comuni che erano di fianco al cimitero e quindi questa aveva creato un grande scalpore chiaramente nell’opinione pubblica, la cosa che veramente per me è stata terribile è stato il fatto che queste fosse comuni, una volta scoperte, sono state nuovamente violate, sono stati portati via questi corpi per impedire il loro riconoscimento e sono stati nascosti da un’altra parte, tutto questo potete immaginare che cosa ha significato, e questo stiamo parlando del 2001, quindi pochissimo tempo fa, pochissimo rispetto ai fatti, soprattutto rispetto al fatto che eravamo in democrazia…

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