Bertone rivuole la Balena bianca

lunedì, 11 Luglio, 2011

Voglia di Balena bianca. Il cardinale Bertone, Segretario di stato, stimola i rappresentanti cattolici  a pensare a un nuovo partito post-berlusconiano. Ce la farà? L’adunata c’è stata, nei giorni scorsi, complici i salesiani, ma i risultati per ora sono modesti. Eppure il rilancio del collateralismo sembra un buon richiamo per certi personaggi, da sempre disposti a regali e ragalini vari per la Santa Sede.

Il cardinale Bertone però prima di chiedere un nuovo pachiderma confessionale dovrebbe fare pace con i gay che gliel’hanno giustamente giurata quando sua eminenza mise nello stesso calderone omosessualità e pedofilia.

Poi dovrebbe anche spiegare perché a suo tempo salvò padre Murphy, quel delinquente di Chicago che ha abusato di duecento piccoli sordomuti.

In conclusione, a parte queste premesse tutt’altro che risolte, resta la stranezza di un paese nel quale una confessione religiosa mette bocca nella politica pubblica e cerca di determinarne lo svolgimento.

Da Repubblica online dell’11.7.2011 segnalo questo articolo per chi non l’avesse letto:

Via Marsala 42 a Roma. Parrocchia salesiana del Sacro Cuore di Gesù. Una delle basiliche minori più vistose di Roma. Dalla vicina stazione Termini entrano alla spicciolata una quarantina di persone. Sono i partecipanti ad un incontro “riservato” sul dopo Berlusconi promosso dal Vaticano per capire cosa fare. Un vertice “segretissimo” cui prendono parte rappresentanti dell’associazionismo ma anche politici cattolici di maggioranza e opposizione: come Pisanu (Pdl) e Fioroni (Pd). Un summit voluto, però, dalla Segreteria di Stato.

La riunione si è tenuta nei locali affidati alla Società Salesiana di San Giovanni Bosco la scorsa settimana su iniziativa del Segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, mons. Mario Toso, salesiano. Come salesiano è il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, assente ma ben informato sull’organizzazione dell’incontro. Presenti  molte associazioni del laicato cattolico, come le Acli, il Movimento Cristiano Lavoratori, la Cisl, il mondo delle Cooperative, il Movimento dei Focolari, Rinnovamento dello Spirito, gli Scouts dell’Agesci, la Compagnia delle Opere, rappresentanti del Forum del Terzo Settore (che più volte ha manifestato davanti a Montecitorio contro la finanziaria denunciando lo smantellamento dello “stato sociale” in Italia). Rappresentanti di quel laicato cattolico già critico sul governo Berlusconi come emerso nel documento finale delle Settimane Sociali della Cei dell’ottobre scorso a Reggio Calabria.

In prima fila, su invito del Vaticano, esponenti  politici, da Fioroni, Pd, a Pisanu, Pdl, Cesa, Buttiglione e Binetti dell’Udc, Bonanni, Cisl, e Pezzotta. All’ordine del giorno, il tema della formazione di un nuovo partito cattolico, un Ppe nazionale o la possibilità di organizzare un fronte politico trasversale a sostegno dei valori cattolici. Archiviato l’appoggio politico a Berlusconi, cattolici e politici si sono interrogati sulla possibilità di appoggiare, a certe condizioni, anche il lavoro del neo segretario del Pdl, Alfano “per un rinnovato e nuovo centrodestra”. Tutti uniti nel chiedere subito “una legge elettorale”, “che torni a dare voce alla società italiana” senza che il destino degli italiani sia legato al bipartitismo, scelta “calata dall’alto” che “per storia e cultura del Paese non funziona”.

La riunione è stata aggiornata ai primi di agosto, nella sede romana di Confcooperative. Ma le reazioni  non si sono fatte attendere. La Cei non ha gradito, giudicando l’incontro “un’ingerenza vaticana nelle cose di competenza della Chiesa italiana” e il portavoce  don Pompili, non nuovo a “tentativi di controllo sulle opinioni dei vescovi e del laicato cattolico”, ha invitato il mondo dell’associazionismo, in accordo con il presidente Cei, card. Bagnasco, “a non accogliere altri inviti” e a “non presentarsi ai prossimi incontri”. Una nuova spaccatura sulla politica tra Cei  e Vaticano, e all’interno della Cei, con i laici, quel  popolo di Dio che non è più disposto a celare “pareri e impegno nel sociale”, indipendentemente dal parere del vertice. Una spaccatura che investe anche i vescovi italiani. A fronte della volontà della Cei di “parlare con una sola voce”, molti pastori sostengono, al contrario, che “la Chiesa non deve mai smettere di discutere soprattutto al livello delle sue gerarchie, dialogando con tutti per costruire il bene comune a partire dal sentire  della gente”. Il rischio del silenzio è l’irrilevanza della dottrina sociale della Chiesa, sia a destra che a sinistra.  

(10 luglio 2011)

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