Magna Charta islandese: streaming tv per ogni seduta dei 22 saggi e 950 interventi di cittadini comuni…

giovedì, 14 Luglio, 2011

Quando è che è iniziata la rivoluzione islandese?

Quando dopo aver fatto cadere il governo, in gennaio, gli islandesi si sono ritrovati di fronte al diktat del Fmi (Strauss Kahn…) sostenuto dall’Unione europea: e cioè ripianare il deficit spalmandolo per 18 anni su ogni islandese. Cento euro all’anno per 18 anni. E qui gli islandesi – che hanno la fortuna di essere poco più di 320 mila – hanno detto no.

Un passo indietro: gli islandesi avevano visto fallire le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, che cadute in fallimento erano state nazionalizzate. A seguire avevano assistito al crollo della corona sull’euro – che aveva perso in breve l’85 per cento – il che non aveva fatto altro che decuplicare l’entità del loro debito insoluto.

A quel punto era stato il Primo Ministro conservatore Geir Haarde a chiedere l’aiuto del Fmi che aveva accordato un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si erano aggiunto altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Cpstretto alle missioni è statoi sostituito dal governo di  Jóhanna Sigurðardóttir (Alleanza socialdemocratica), a capo di un governo di coalizione tra i socialdemocratici, la sinistra e i verdi; è stata la prima donna a ricoprire questa funzione in Islanda, oltreché la prima donna omosessuale premier.

Arriviamo allo scorso gennaio, quando il parlamento (nella foto i 63 membri in riunione)  vara una legge che va incontro alle richieste del Fmi. Inizia la mobilitazione di massa per il no.

A questo punto si materializza il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson. Il presidente blocca la legge che il parlamento ha predisposto e che fa ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indice su richiesta di questi ultimi un referendum, di modo che questi si possano  esprimere.

Olanda ed Inghilterra minacciano pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l’isolamento dell’Islanda. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arriva a dichiarare che avrebbe adottato contro l’Islanda il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – spiegò Grímsson nell’intervista – ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.

Il ricatto non passa. A marzo il referendum viene stravinto: il 93 per cento delle preferenze, dice che il debito non deve essere pagato dai cittadini. Il Fmi (Strauss Kahn…)  congela mmediatamente il prestito concesso.

Intanto l’interpol emette un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonano in fretta l’Islanda.

In questo clima concitato l’Islanda decide di creare ex novo una costituzione islandese, che sottragga il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l’indipendenza dalla Danimarca, alla fine della seconda guerra mondiale, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola ‘presidente’ al posto di ‘re’).

E qui ecco scattare la modernità estrema: per redigere la nuova Carta si elegge  un’assemblea costituente composta da 25 cittadini. Sono scelti, tramite elezioni, nel contesto dei 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno 30 persone e non avere tessere di partito.

Ma la vera novità è il modo di discutere: “Credo – ha detto Thorvaldur Gylfason, uno dei 22 costituenti, professore universitario di economia  – che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente attraverso internet”.

Le riunioni del Consiglio sono in streaming online, tutti i cittadini possono commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Ogni sedutraq è accompagnata da una mediaq di 950 interventi da parte della popolazione.

Il testo finale  scaturito da questo processo partecipato di democrazia diretta sarà pronto per la fine di luglio. Particolare attenzione è stata pasta alla separazione dei poteri e ai meccanismi che possano impedire un nuovo default bancario in futuro. verrà sottoposto a un referendum. L’attuale Costituzione è composta di sette sezioni e di 80 articoli. E’ stata riveduta sette volte. La vera sorpresa da parte degli indisciplinati islandesi sarà ora la nuova Magna Charta.

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