I leghisti prendono voti in terre di grande emigrazione. E poi se la prendono con i nipoti dei migranti, come Osvaldo, che tornano qua…

domenica, 9 Ottobre, 2011

Che ne sa il leghista Davide Cavallotto dell’emigrazione italiana? Quasi nulla, penso, visto quel che liquida sotto il concetto sprezzante di oriundo. Nei giorni scorsi infatti il deputato leghista Cavallotto ha dettato alle agenzie: “La convocazione di Osvaldo certifica il fallimento definitivo della politica della Figc. Il progetto di Prandelli sui giovani talenti italiani si sta trasformando in  una pensione per oriundi”.
“Io  –  ha spiegato il calciatore  della Roma  –  mi sento italiano. La mia famiglia è argentina, ma ho moglie e figli italiani, ed è qui che sono cresciuto calcisticamente”. Si ferma qua il povero Osvaldo, ma a Filottrano (Ancona) c’è chi è andato a scovare i suoi nonni: Antonio Pasquini, il bisnonno di Osvaldo, è partito da Filottrano a metà 800. Qui in basso allego uno stralcio da un pezzo de “Il Resto del Carlino” che è andato ad indagare sul posto.

Prima però vorrei ricordare a Cavallotto e soci che cosa è successo nell’800, prima di tutto in quelle terre che come il Veneto registrano oggi il massimo dei consensi alla Lega. Ecco, Cavallotto dovrebbe sapere che tra il 1850 e il 1930 – è un dato che può trovare nel mio libro in libreria “La lunga notte dei Mille” – partirono verso l’America Latina 14 milioni di italiani di cui ben 10 sono finiti in Argentina. Capito, Cavallotto? E lo sa, Cavallotto, che cosa prevede la legge italiana per chi è nato all’estero da famiglie di origine italiana? Che è italiano pure lui, ha diritto al passaporto e quant’altro.

Un altro dato per Cavallotto, infine, che è piemontese. Il Veneto ha guidato a lungo lo spopolamento delle campagne e il flusso migratorio all’estero. Ma all’inizio del 1900 lo sa Cavallotto quale è stata la regione che è balzata poi in testa? Indovini un po’. Se oggi a Rosario (Argentina) si usa mangiare tra l’altro anche la “bagna cauda” qualche piemontese deve avercela portata, no?

Che c’entra infine il mio libro sui Mille con l’emigrazione italiana? C’entra eccome, perché dentro il grande flusso partito per il nuovo mondo c’erano anche gli emigranti politici delusi da quell’Italia che avevano appena fatto e che già allora si dimostrava piccina piccina…

Filottrano (Ancona), 7 ottobre 2011 – PABLO DANIEL OSVALDO non è solo l’attaccante che fa sognare i tifosi della Roma. E non è neppure soltanto l’ultimo oriundo convocato nella Nazionale maggiore. Notizia che, come al solito, fa biascicare i soliti benpensanti. Osvaldo è anche il figlio dei tanti marchigiani che hanno tentato di fare fortuna in Argentina. E che ora tornano in Italia carichi di entusiasmo e di voglia di stupire. Il sangue di Pablo Daniel porta a Filottrano. Fu questo paese, un tempo soltanto campagna e poco più, che nel 1856 diede i natali ad Antonio Pasquini, il primo avo, il bisnonno, dell’attuale attaccante giallorosso.
FU LUI il primo dei Pasquini di Filottrano ad emigrare in Argentina “in data sconosciuta” come dicono i documenti genealogici raccolti in questi ultimi anni da Nunzio Pasquini, cugino di terzo grado di Pablo Daniel Osvaldo.
Probabilmente il calciatore neanche saprà della sua esistenza.
Ma Nunzio Pasquini è vivo e vegeto, ha 60 anni e a Filottrano ci vive ancora e piuttosto bene.
In paese ha la sua famiglia e ricopre anche il ruolo di assessore al bilancio e alla polizia municipale. La prima cosa che dice di fronte alla splendida storia di Osvaldo, è quella che gli viene direttamente dal cuore: “Appena tornerà a Roma dopo l’impegno con la Nazionale di Prandelli — dice — cercherò di metterni in contatto con lui per incontrarlo e farlo venire qui a Filottrano per una bella festa. Quando giocava con la Fiorentina già disse a qualcuno che sapeva di essere originario di Filottrano e che sarebbe venuto volentieri. Ora però voglio che questo accada sul serio”.

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