Idv, abolire la pensione dei parlamentari dopo soli 5 anni di legislatura. 498 no, 22 sì, la Camera respinge

mercoledì, 12 Ottobre, 2011

giorno 21 settembre 2011 il Deputato Antonio Borghesi dell’Italia
dei Valori ha proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai
parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha
tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai
lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto
ad una pensione.
Ecco com’è finita:

·         Presenti 525

·         Votanti 520

·         Astenuti 5

·         Maggioranza 261

·         Hanno votato sì 22

·         Hanno votato no 498).

i 22 sono: BARBATO, BORGHESI, CAMBURSANO, DI GIUSEPPE, DI PIETRO, DI
STANISLAO, DONADI, EVANGELISTI, FAVIA, FORMISANO, ANIELLO, MESSINA,
MONAI, MURA, PALADINI, PALAGIANO, PALOMBA, PIFFARI, PORCINO, RAZZI,
ROTA, SCIPOTI, ZAZZERA.

Ecco un estratto del discorso presentato alla Camera :

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui
possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un
vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni,
quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un
vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che
deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno
che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno –
ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di
vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone
rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che
percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la
vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in
Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.
Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la
nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in
questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli
assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati,
chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati
trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva
precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con
gestione a tassazione separata.
Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri
nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni
cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione
conseguente ai versamenti realizzati.
Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai
colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una
pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una
semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere
nel senso da noi prospettato,che consentirebbe di fare risparmiare al
bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti
italiani circa 150 milioni di euro l’anno.

Non ne hanno dato notizia né radio, né giornali, né Tv

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