A Berlino ha vinto Lampedusa

sabato, 20 Febbraio, 2016

L’occhio pigro del ragazzo, il giovanissimo Samuele di soli 12 anni, è in “Fuocammare” una  metafora abbastanza chiara che il regista Gianfranco Rosi ci consegna col suo film su Lampedusa contro un mondo che assiste alla tragedia dei migranti e resta assente. Non i bravi militari italiani che il film ringrazia nei titoli di fondo ma quell’Europa così lontana dal sacrificio dei migranti che il film tocca da vicino, con i corpi, le lacrime, i morti, la sopravvivenza, la bellissima canzone quasi rap di un nigeriano che con i suoi compagni racconta cosa succede nel Sahara ed oltre, la morte e la vita…

Orso d’oro a Berlino per Gianfranco Rosi, e sul palco sale Lampedusa col dottore Pietro Bartolo, il ragazzo Samuele (Samuele Pupillo, figlio di un pescatore), l’aiuto regista Peppino Del Volgo (già accanto a Crialese in “Respiro”), il dj della radio dell’isola Giuseppe Frangipane ecc.

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“Dedico il premio a tutte le persone che non sono riuscite ad arrivare su quest’isola nel loro viaggio della speranza, e ai lampedusani che dai primi sbarchi del 1991 accolgono chi scappa dalla fame e dalle guerre. È un posto di pescatori che accetta tutto quello che viene dal mare. Una lezione che dovrebbe essere imparata da tutti. Non è accettabile che la gente muoia in fuga dalle tragedie».

A quale politico far vedere il film? È stato chiesto a Rosi. E lui:

“A tutti, ma soprattutto al più  “cattivo”, Matteo Salvini».

Il cinema italiano torna a vincere portando sotto i riflettori della Berlinale il dramma dei migranti di Lampedusa, l’imperativo dell’accoglienza, le vite spezzate di chi è morto tra le onde oppure chiuso nella stiva di una barca, senza l’aria per respirare.

Il vincitore dell’Orso d’oro Gianfranco Rosi chiama sul palcoscenico tutti quelli che hanno partecipato all’impresa di Fuocoammare, dal medico Pietro Bartolo che, come un Virgilio, lo ha guidato nell’inferno degli sbarchi, ai produttori della pellicola e al dj Giuseppe Fragapane che lavora nella radio più ascoltata dell’isola: «Lampedusa è un posto di pescatori – ricorda il regista -, persone abituate ad accettare tutto quello che viene dal mare».

Racconta di Samuele che ha 12 anni, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ha il mal di mare, se va in barca, e quell’ambliopia che cura tappandosi l’occhio più funzionante e sforzare così l’altro a mettere a fuoco ciò che c’è da vedere.

Ho visto oggi a Roma il film, lo consiglio caldamente a tutti. E mi congratulo con gli autori, un bel gesto di coraggio.

(nella foto da sinistra Peppino Del Volgo, Gianfranco Rosi e Pietro Bartolo)

 

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