Dodici musulmani: dodici come gli apostoli i siriani strappati dal Papa al lager di Lesbo e portati a Roma

sabato, 16 Aprile, 2016

Nella foto i dodici siriani portati dal Papa a Roma. Nella foto, al centro, la piccola donna bionda che sorride al Papa è Daniela Pompei, della Comunità di Sant’Egidio, l’associazione che ha chiesto i corridoi umanitari. I bambini di queste famiglie siriane sono stati portati a Trastevere, ora stanno con altri bambini figli di immigrati, a Palazzo Leopardi a Santa Maria in Trastevere. Daniela se ne occupa. Bene.

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E’ qualcosa, dodici musulmani (come hanno insistentemente scritto vari media, quasi chiedendosi perché non cristiani…), strappati al destino oscuro e terribile di Lesbo dove vige l’accordo orribile Ue-Turchia. Ma chi sono questi salvati dal Papa? Scrive Fabrizio Caccia sul corriere:

Wafa ha 30 anni e a Zamalka, una frazione di Damasco, prima dello scempio gestiva un negozio di parrucchiera. «Lo sa? — sussurra ora indicando il figlioletto di 6 anni —. Oggi l’ho visto sorridere per la prima volta dopo tanto tempo…». Già. Sarà la presenza dei bimbi dell’asilo degli stranieri, che quelli di Sant’Egidio hanno fatto trovare a mo’ di speciale comitato d’accoglienza, con i loro cori di benvenuto e i loro disegni appesi alle pareti, ma davvero questo bimbo ora sorride: «A Lesbo si svegliava tutte le notti, non riusciva più a dormire. E addirittura all’inizio aveva smesso anche di parlare.

Ammutolito. Assente. Non rivolgeva la parola neppure a sua sorella, che ha 8 anni, e in tutti i modi cercava di farlo giocare con lei. Ma niente…». Il marito Osama, 37 anni, ascolta la moglie e fa sì con la testa. «I nostri ricordi — dice — sono rimasti tutti laggiù, a Zamalka, sotto le macerie della nostra casa bombardata. Ora ci interroghiamo sul futuro, su quello dei nostri figli soprattutto. E ci chiediamo se sia meglio mettersi il cuore in pace una volta per tutte e non pensarci più, tagliare i ponti per sempre con la Siria. Oppure invece se coltivare la speranza di ritornarci, un giorno. Ci arrovelliamo su questo, ma finora non siamo riusciti a trovare la risposta. Ci vorrà tempo. Aspettiamo». Wafa aggiunge che la figlioletta, prima di salire sull’aereo del Papa, le ha chiesto: «Mamma, oggi torniamo a casa?». E lei le ha risposto: «Non ancora amore, però andiamo in un posto sicuro. Abbiamo perso tutto, ma siamo ancora vivi».

 

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