Giustizia per Martina Rossi

venerdì, 22 Gennaio, 2021

Martina Rossi è la figlia di Bruno Rossi, un portuale genovese, un amico. Aveva solo vent’anni quando è caduta dal sesto piano dell’albergo Santa Ana a Palma de Majorca dove era con due amiche quel 3 agosto del 2011.

Studentessa di architettura era in vacanza. Quella sera era andata in discoteca, al rientro in albergo ha cercato di sfuggire a un grave pericolo, così è caduta dal sesto piano ed è morta. Gli inquirenti spagnoli chiusero il caso come suicidio.

In Italia invece due giovani italiani di Castiglione Fibocchi (Arezzo) sono stati portati a processo per tentato stupro e morte come conseguenza di un altro reato. Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi.

Il 14 dicembre del 2018 ad Arezzo sono stati condannati a sei anni di reclusione, poi nello scorso giugno la corte di appello a Firenze li ha invece assolti.

Il 21 gennaio 2021 la terza sezione penale della Cassazione ha deciso di rinviare i due a un nuovo giudizio di appello. Il caso non è chiuso.

Per anni e anni Bruno Rossi e sua moglie Franca Murialdo hanno cercato di non far finire nel nulla la tragica fine della loro figlia Martina. Stasera si è riaperto uno spiraglio.

Uno spiraglio, certo, perché la prescrizione dei reati è dietro l’angolo, i legali hanno indicato come termine l’8 agosto 2021. E’ dunque una corsa contro il tempo quella intrapresa da Bruno e Franca per la loro giovane figlia che non c’è più. Una corsa che stanno conducendo con le loro forze e che avrebbe bisogno di un forte sostegno.

Scrivo queste cose per segnalare a tutti il problema, non far finire la morte di Martina Rossi nel dimenticatoio della giustizia. Non lo merita lei e non lo meritano i suoi forti genitori.

Un abbraccio a Bruno con cui cinquanta anni fa, a Genova, ho condiviso un percorso di lotte e di emancipazione.

Su Fb è attiva la pagina Vogliamo verità e giustizia per Martina Rossi, a cui ci si può iscrivere (sono quasi duemila gli iscritti attuali).

Una petizione per il presidente Mattarella ha raggiunto le 80 mila firme.

La notte del 21 gennaio 2021 i portuali genovesi del Calp hanno acceso le fiaccole nel porto per salutare la sentenza della Cassazione.

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