Zoombombing, nuova risorsa di intolleranti e nazi. Gli ultimi casi e un consiglio

lunedì, 11 Gennaio, 2021

Lo zoombombing, veri e propri raid di disturbo negli eventi convocati sulla rete attraverso piattaforme come Zoom, è un fenomeno diffuso che consente a gruppi di intolleranza varia incursioni contro le riunioni virtuali sempre più frequenti organizzate durante la pandemia per evitare incontri diretti. Domenica 10 gennaio 2020 la pr4esentazione di un libro sulla Shoà, della scrittrice e giornalista romana Lia Tagliacozzo (nella foto) – La generazione del deserto, edizioni Manni -, è stata attaccata da un gruppo di nazisti che per un paio di minuti hanno diffuso immagini e insulti antisemiti prima di essere “silenziati”. Ma il fenomeno conta già molti precedenti, in Italia e all’estero.

Ecco una breve rassegna di casi e un consiglio su come contrastare il dannoso fenomeno.

Da Corriere.it Torino (11 1 2021)

In Val di Susa contro un evento sull’educazione

Nelle scorse settimane, altri appuntamenti web sono stati rovinati da uno zoombombing. «Presentavamo il progetto Tempo Curioso che agisce sul contrasto alle povertà educative in Val di Susa», ha raccontato Ilda Curti, l’ex assessora comunale, a metà dicembre su Facebook. Appuntamento su Internet, un centinaio i partecipanti davanti al monitor di casa. Tra loro anche una squadraccia di «fascisti 2.0». Aggiunge la protagonista: «Siamo stati hackerati: prima lo schermo si è oscurato e sono comparse svastiche e bestemmie. Poi sono cominciate incursioni audio: viva il Duce e robaccia simile. Chiuso l’audio da parte nostra, hanno attaccato la chat con la stessa violenta idiozia neonazi». La tecnica è sempre la stessa. Iscrizioni con mail e nomi falsi per non farsi identificare. E, dopo pochi minuti, raffica di interventi a base di urla e immagini scandalose.«Appena ne sbattevamo fuori uno ne entrava un altro», ha raccontato Curti. Gli episodi sono all’attenzione della Polizia postale. Gli organizzatori, subiti i raid antisemiti, hanno sporto denuncia.

Da Patria indipendente (del 28 12 2020)

A Treviso contro il Women New Deal

Martedì 22 dicembre, ore 20.30 circa, il Partito democratico di Treviso aveva organizzato un’assemblea pubblica su Zoom per discutere del Women New Deal, la proposta nazionale del Pd per rilanciare l’occupazione femminile e le pari opportunità. All’incontro sono state coinvolte delle giovani ragazze impegnate in politica e nel mondo dell’associazionismo: Rachele Scarpa e Giulia Tonel, trevigiane e candidate alle recenti elezioni regionali del Veneto con il Pd, insieme a chi scrive, in qualità di prima presidentessa del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Erano le 20,45 quando gli organizzatori, Liana Manfio e Giovanni Tonella, entrambi segretari del Pd, decidono di avviare la registrazione e inaugurare il dibattito. Nel mentre già numerose persone si erano connesse. Nel giro di pochi secondi, non appena Liana ha preso parola per introdurre gli ospiti, gli haters a microfono acceso (ma videocamera spenta!) hanno iniziato a bestemmiare e offendere i presenti incitando all’odio; nella chat della conferenza, nel frattempo, scorreva in loop la frase “viva il duce”. Alcuni di loro hanno per brevi secondi attivato la videocamera, in particolare uno di loro era a viso coperto e in penombra, luce rossa: urlava mentre sembrava imbracciare un’arma, poi ha spento. È stato un flash, ma è bastato. Le imprecazioni, gli insulti sessisti, le lodi a Mussolini e le cattiverie ai presenti, tra le quali alcune esplicitamente rivolte agli anziani, sono durante fino a quando l’host della conferenza virtuale non li ha espulsi.

L’escalation d’odio contro i temi dell’assemblea e i gender è stato più che esplicito. “Ma c’è di peggio – ha denunciato il Pd di Treviso in un comunicato alla stampa –. Perché tra coloro che hanno chiesto di entrare nella discussione, più di qualcuno ha usato il nome di una dirigente scolastica di un liceo trevigiano. Un nome che non compare nei giornali e la cui identità può essere conosciuta soltanto dagli studenti che frequentano quella specifica scuola”. Fortunatamente, comunque, l’incontro è poi proseguito senza intoppi e con grande partecipazione.

L’episodio, però, è purtroppo solo un esempio tra i tanti, troppi. È anche la seconda volta che, nel giro di poco tempo, nella provincia trevigiana si verifica una cosa simile, perché la settimana precedente gli haters avevano preso di mira un convegno online organizzato dall’Ordine degli avvocati e dall’Università, hanno denunciato i consiglieri regionali del Pd manifestando subito solidarietà ai partecipanti e condannando l’accaduto. Le indagini faranno il loro corso e ci confermeranno se i responsabili sono stati o meno dei giovani ragazzi. Sicuramente derubricare tutto questo a semplice bravata è possibile, ma è rischioso e va scongiurato con ogni mezzo. Il Pd trevigiano si è subito rivolto alla polizia postale.

Da L’Espresso (28 dicembre 2020)

A Perugia in un seminario universitario

Giulia Blasi scrive:

Succede su Zoom, ma anche su Microsoft Teams, su Google Meet, o qualunque piattaforma: basta che il link circoli e l’azione di disturbo è garantita. I bersagli privilegiati sono gli incontri in cui si parla di diritti, politica, femminismo, e per estensione – il più delle volte – le donne.

È capitato anche a me, il 2 dicembre 2020, durante un seminario organizzato dall’Università di Perugia, al quale partecipavo insieme a Maura Gancitano, co-fondatrice di Tlon: i primi cinque minuti di riunione sono stati dedicati a espellere vari membri del pubblico, i quali prima ancora che cominciassimo a parlare avevano già deciso che sventolare le loro povere appendici davanti a una webcam era il modo migliore per occupare il tempo. Qualche giorno più tardi, la docente che moderava l’incontro mi ha detto di aver visto anche un uomo che si passava una pistola sul volto guardando in camera. Il tutto condito da insulti sessisti via chat: “Cagna”, “vai in cucina

Da Il Post (4 aprile 2020)

Negli Stati Uniti

Il New York Times, che ha dedicato un lungo articolo al fenomeno, ha raccolto le storie di alcune persone che lo hanno subito. Il 29 marzo, ad esempio, si è tenuta una videoconferenza del Concordia Forum, una rete internazionale di persone musulmane, a proposito della spiritualità in relazione alla pandemia: a un certo punto qualcuno ha cominciato a scrivere un insulto razzista su una delle slide condivise tra i partecipanti. Dopodiché l’infiltrato ha condiviso il suo schermo, dove si vedeva un video pornografico, ripetendo l’insulto razzista a voce.

Lo stesso genere di interruzione è avvenuta durante una discussione di tesi di dottorato a distanza, in un incontro dell’American Jewish Committee di Paris, in vari eventi culturali a distanza ma anche in molte riunioni degli Alcolisti Anonimi: tra le altre cose è successo che qualcuno usasse la funzione di Zoom per cambiare lo sfondo intorno a chi parla per mostrare una GIF di una persona che beve una bevanda alcolica. Un uomo di Los Angeles membro degli Alcolisti Anonimi ha raccontato che in tutti i 30 incontri a distanza a cui ha partecipato nelle ultime settimane ci sono state interruzioni spiacevoli.

Da Wikipedia

Lo Zoombombing

Zoombombing ha causato una serie di problemi a scuole ed educatori, con partecipanti indesiderati che pubblicano contenuti osceni per interrompere le sessioni di apprendimento. Alcune scuole hanno dovuto sospendere completamente l’utilizzo della videoconferenza. L’ Università della California del Sud ha definito Zoombombing un tipo di trolling e ha chiesto scusa per gli eventi “vili” che hanno interrotto “lezioni e apprendimento”. Zoombombing ha spinto college e università a pubblicare guide e risorse per educare e sensibilizzare i propri studenti e il personale sul fenomeno. Zoombombing ha reso le lezioni online vulnerabili all’intrusione di persone che cercano di infliggere danni. Questi crimini hanno portato l’attenzione non solo sulla mancanza di sicurezza sulle piattaforme di videoconferenza, ma anche sulla mancanza nelle università. Secondo un articolo del The Guardian , l’ Università di Warwick , nel bel mezzo di uno scandalo di stupro, ha ricevuto critiche per la sua debole sicurezza informatica. Lo zoombombing ha interessato programmi in dodici fasi come Alcolisti Anonimi e Narcotici Anonimi e altri programmi di abuso di sostanze e di recupero dalla dipendenza che sono stati costretti a passare agli incontri online. Le preoccupazioni derivano dal causare stress da annullare a una popolazione già vulnerabile e dalla registrazione video che può rompere l’ anonimato . Alcuni attentatori fanno riferimento alla droga di scelta per i membri del recupero, come l’alcol, nel tentativo di innescare emotivamente i partecipanti alla riunione. Il problema ha raggiunto una tale importanza che il Federal Bureau of Investigation (FBI) degli Stati Uniti ha messo in guardia contro la videoconferenza e il dirottamento delle aule online, che ha chiamato “Zoom-bombing”. L’FBI ha consigliato agli utenti del software di teleconferenza di mantenere private le riunioni, richiedere password o altre forme di controllo dell’accesso come le “sale d’attesa” per limitare l’accesso solo a persone specifiche e limitare l’ accesso della condivisione dello schermo solo all’ospite della riunione. Dato il numero di incidenti di Zoombombing, il procuratore generale di New York ha avviato un’indagine sulla privacy dei dati e le politiche di sicurezza di Zoom. Il senatore statunitense Sherrod Brown ( D – OH ) ha chiesto alla Federal Trade Commission di indagare sulla questione, accusando Zoom di impegnarsi in pratiche ingannevoli in materia di privacy e sicurezza degli utenti. Zoombombing – https://it.qaz.wiki/wiki/Zoombombing

Da SkyTg24 (18 novembre 2020)

Come contrastare lo Zoombombing

Chi desidera interrompere una videoconferenza rovinata dallo Zoombombing non deve fare altro che selezionare l’icona “Sicurezza” e poi toccare l’opzione “Sospendi attività partecipanti”. Dopo aver interrotto tutte le trasmissioni in corso, Zoom darà l’opportunità di segnalare l’utente responsabile dell’azione di disturbo e cacciarlo dalla videoconferenza, inviando al tempo stesso una notifica al team di sicurezza dell’app. La nuova funzione è stata introdotta nel client del software su Pc, Mac, Linux, Android e iOS. 

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