Bismillah, c’est les tenèbres…
L’oscuro slogan che dalle manifestazioni di Parigi si è diffuso tra i giovani di mezza Europa pare nato su Snapchat dal post di un infiltrato di polizia che chiedeva ragguagli sulle prossime mosse delle manifestazioni. Non ci sono però prove certe di questa origine secondo cui poi l’infiltrato, tale Mamadou sedicente algerino quanto a emoji, sarebbe stato intercettato e ridicolizzato attraverso lo slogan in cui Bismillah è l’arabo “In nome di Dio” e le tenebre sono le tenebre.
Prendiamo per buona questa ricostruzione in cui per ridicolizzare presunte infiltrazioni di polizia, tese a costruire una regia musulmana dei disordini, si usa un gergo volutamente criptico.
Ed è questo l’aspetto che colpisce di più. In quel Dio con le sue tenebre sembra ritornare il Bereshit della Bibbia, la Genesi, con la creazione del giorno e della notte con la separazione della luce dalle tenebre. La luce viene vista da Dio come cosa buona, le tenebre l’opposto.
Il secondo elemento è un richiamo alle lingue per iniziati, a partire dal classico esempio della lingua “furba” in uso dal XVI secolo e fino all’inizio del XX presso malviventi e simili. Una lingua fatta per essere capita solo dagli adepti, col suo gergo specifico. Vedremo presto, credo, se sia così e se stia nascendo una nuova lingua gergale oppure no. Bismillah, chissà…

