Qualcuno chieda scusa alle tre donne di casa Pinelli per l’ignobile falsificazione mandata in onda dalla Rai sulla morte di Giuseppe Pinelli

mercoledì, gennaio 8th, 2014

Con i soldi che gli italiani “devono” pagare ogni anno – di nuovo proprio in questo mese – la Rai servizio pubblico si permette di mandare in onda falsificazioni così spudorate come quella realizzata ieri sera sulla morte di Giuseppe Pinelli, firmata dal regista Graziano Diana con fior di sceneggiatori e di consulenti storici (ben tre, complimenti). Tralascio il resto della fiction su Luigi Calabresi e torno su questa impudente versione offerta a milioni di italiani sul “suicidio” di Giuseppe Pinelli.

Com’è noto l’unico riscontro giudiziario è quello firmato allora dal giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio che nel 1975 concluse con quel contestatissimo “malore attivo”. Com’è noto la verità giudiziaria non è andata purtroppo oltre quella formula bislacca con cui si è voluto chiudere il caso, ma che comunque non è il suicidio che i poliziotti del filmato invece gridano dalla finestra con quel “si è suicidato, si è suicidato”, quasi un coro liberatorio…

C’era fuori della porta della stanza in cui veniva interrogato Giuseppe Pinelli un altro anarchico, trattenuto anche lui illegalmente con un fermo che si sarebbe protratto fino al giorno dopo. E quel Valitutti ha sempre sostenuto di non aver visto uscire il commissario Calabresi dalla stanza, in cui erano – conclude D’Ambrosio – quattro poliziotti e un carabiniere. Delle menzogne di allora ci è stata risparmiata la frase messa in bocca a Pinelli “E’ morta l’anarchia”, mai confermata ufficialmente e comunque fatta circolare. Per fortuna non è stata raccolta neanche l’altra menzogna che allora venne fatta ugualmente circolare, quella di una scarpa di Pinelli che sarebbe rimasta in mano a un agente che perciò l’avrebbe trattenuto, solo che Pinelli sul selciato fu trovato con tutte e due le scarpe.

E poi tralasciamo la caduta “verticale” e altre questioni.

Resta l’adozione di quella versione del suicidio di Giuseppe Pinelli che trasforma la Rai, questa Rai con i suoi dirigenti ben pagati, in una gigantesca fabbrica della falsificazione.

Gigantesca perché con totale impudenza ha riscritto una pagina dolorosa del nostro passato a modo suo, scegliendo di trasformare qualcosa che ancor oggi non sappiamo come sia accaduto in qualcosa di certo e di certamente assolutorio per la Questura di Milano, guidata – ricordiamolo – da un uno come Marcello Guida che da giovane funzionario era stato direttore delle guardie di Ventotene e Santo Stefano durante gli anni del fascismo che lì nelle isole confinava e rinchiudeva oppositori antifascisti. Un uomo a cui in quei giorni del 1969 Sandro Pertini rifiutò di stringere la mano.

Graziano Diana è al suo terzo film tv, il primo gli era stato bloccato dall’allora ministro di grazia e giustizia. Fu poi mandato successivamente in onda. Ha fatto a lungo lo sceneggiatore, anche di vicende reali, dunque non è nuovo alla consultazione di documenti pur ovviamente restando libero in quanto autore di fiction di godere di una relativa libertà. Ma si può falsificare in questo modo una vicenda che ha rivestito un ruolo così centrale negli ultimi quaranta anni?

Io non ci sto. E mi auguro che anche altri lo dicano anche rivolgendo opportune interrogazioni in merito a questi disinvolti scempi, anche e soprattutto perché attuati con soldi pubblici, quelli della Rai. E qualcuno dovrebbe pure chiedere scusa alle tre donne di casa Pinelli.

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15 Responses to Qualcuno chieda scusa alle tre donne di casa Pinelli per l’ignobile falsificazione mandata in onda dalla Rai sulla morte di Giuseppe Pinelli

  1. yuri kasiellowsky says:

    …e che vi spettavate, che raccontassero come sono andati i fatti veramente ? Poveri ingenui…il potere è sempre il potere al di là di chi dice di gestirlo e in nome di chi dice di gestirlo…

  2. nn ce l’ho fatta, a metà film ho cambiato canale. qsta volta la rai ha superato se stessa, vergognoso è dir poco !!

  3. novella cavina says:

    non l’ho guardato perché immaginavo la storia non sarebbe stata veritiera……poi noi che in quei giorni eravamo già adulti,sappiamo …..

    • palmina says:

      una scena dell’anteprima mi era bastata per decidere che avrebbe gravemente nociuto al mio fegato, quindi ne ho evitato la visione

  4. giovanni gualtiero says:

    è una vicenda vergognosa. la polizia si ritrova con il diritto di uccidere chi gli passa tra le mani. il peggio è che poi può dire quello che gli pare.

  5. pasquale Hamel says:

    Che cosa sia effettivamente successo in quella giornata nessuno lo sa. io so solo di avere visto, perchè in quegli anni mi trovavo a Milano, il cadavere coperto da un lenzuolo di un uomo ucciso ..Mario Calabresi

  6. maria says:

    Una vergogna!

  7. irefi says:

    Io non c’ero all’epoca e l’ho guardato con mia madre che ogni pochino esclamava un.. MAH… le ho fatto un sacco di domande ma non ho compreso molto.. un pezzo di storia italiana coperta da nuovole…

  8. Roberto La Pira says:

    La vicenda di Pinelli proposta nel programma è vergognosa. Anche la storia di Annaruma è raccontata con lo stesso spirito. Si tratta di una fiction da cancellare che alla fine trasforma Clabresi in un santo e gli anarchici nei soliti bombaroli. Guida era un soggetto impresentabile.

  9. salvatore says:

    Anch’io volevo cambiare canale,sentendo montare uno schizzo ipertensivo causato dalla visione di una simile vergogna; poi ho deciso di resistere..ebbene non ho mai visto nulla di peggio in tema di falsificazioni storiche e tagli – sulla vicenda meramente giudiziaria e cronachistica – fatti con l’accetta. Il regista aveva una sola intenzione ( o compito! ) quello di assolvere Calabresi attraverso una costruzione agiografica francamente ridicola, staccata dal contesto.

  10. graziella biz says:

    ero presente e presenti erano i miei ex colleghi, che abitavano in piazza
    Beccaria, è stato un assassinio dopo una campagna denigratroria, una delle prime, mai vista e sentita. Io non mi in tendevo allora di politica, né del potere dei media, ma ricordo che ero dalla parte di Calabresi, ma anche ora direi, che anche lui è stato preso dal vortice degli avvenimenti. Se rimaneva vivo, oggi sapremmo la verità, ma il suo omicidio, è una macchia indelebile su queste forze oscure. Io andavo all’epoca a scuola di sera, ero oltraggiata dai comunisti, perché crumira, con il nostro misero stipendio, io che dovevo pagare l’affitto e studiare e cercare di poter accedere a un’altra qualifica. era un periodo nero, altro che medio evo. Ricordi cambiando argomento cosa dicevano di Aldo Moro, un’altra campagna di sproloqui, e il femminismo, ora abbiamo il femmicidio. e nessuno scende in campo. e sulla D.C, Hai mai partecipato di persona a campagne di questo genere! , con fratello di destra e uno di sinistra, la verità su pza Fontana emerge, basta leggere i giornali d’epoca prima degli avvenimenti sopracitati

  11. Giuseppe Criaco says:

    Ho visto la fiction e continuo ad indignarmi se penso che dopo più di quarant’anni da quei fatti ancora i cittadini italiani non abbiano il diritto di sapere cosa realmente è successo quella notte in Questura. Le immagini e le stravaganze interpretative della sceneggiatura lasciano il tempo che trovano, d’altronde oggi meno di ieri la libertà di espressione paga. Quello su cui io ho provato a riflettere è stato il dramma personale del commissario Calabresi che aveva capito perfettamente di essere stato lasciato solo, scaricato, abbandonato dalle sue gerarchie funzionali e politiche e che nonostante tutto ha accettato il prezzo di quell’isolamento pagandolo con la vita. E quando un uomo decide di pagare anche con la propria vita gli eventuali errori commessi allora la prospettiva di giudizio cambia, ed il rispetto credo sia d’obbligo. Erano anni difficili per tutti, erano anni che stavano trasformando l’Italia in un paese “della menzogna”.Da lì a poco sarebbero seguiti l’Italicus, Piazza della Loggia, il sequestro Moro,Bologna, Ustica, il Rapido di Natale, Capaci, Via d’Amelio, le bombe del 92, fino alla attuale “Trattativa”. Purtroppo Pinelli fu la vittima sacrificale di un sistema che si scopriva impreparato a combattere una guerra interna ed esterna alle istituzioni. Poliziotti e carabinieri spesso si trovavano a dover fronteggiare, e questo credo sia successo anche per Calabresi, nemici dentro e fuori il proprio ufficio. La morte di Pinelli non poteva e non doveva conoscere verità ed ancora oggi dobbiamo constatare che nessuno ha il coraggio di raccontare, nemmeno sul letto di morte, come e perché una persona pacifica, ed assolutamente scevra da ogni forma di violenza non abbia più fatto ritorno a casa. Amici,ciascuno di noi in cuor suo sente quale possa essere la verità ed ognuno di noi sorride amaro quando ancora legge parole come “malore attivo” oppure “suicidio”. Ma dobbiamo anche meditare sulla consapevolezza e la solitudine in cui si trovò ad operare Calabresi. Qualunque sia stata la sua colpa ha pagato al di là di ogni ragionevole prezzo, ha pagato per intero, ha pagato tutto anche il “non dovuto” per quella “bugiarda e vergognosa” notte in Questura. Pensiamoci ….

  12. Caro Paolo condivido pienamente il tuo articolo e mi permetto di aggiungere un estratto di Pasolini da Scritti Corsari ” Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero.” Pier Paolo Pasolini

  13. fernando says:

    Ma perchè dev’essere così importante credere che il potere ci dia la verità dopo quarant’anni? a me pare quasi che vorremmo avere il contentino di dire ” avevamo ragione noi allora”. Noi sappiamo come sono andate le cose, eravamo a fianco di Valpreda e siamo stai sempre coscienti che Pinelli è stato defenestrato e suicidato, perché aspettarsi che oggi, il Bildenberger, faccia luce sul passato? Lo hanno deviato e non credo e non voglio neppure che lo raddrizzino. Crediamo forse che se dicessero le verità sul passato la coscienza di oggi si sveglierebbe? Il potere si abbatte e non si cambia, dicevano allora i nostri slogan…forse non serve, perchè il potere si rigenera in ognuno di noi appena può sottomettere qualsiasi vicino o fratello, allora perchè prendersela? per rendere giustizia a Giuseppe Pinelli? alle donne di casa? ma suvvia, a Pinelli non gliene fotteva un cazzo che il potere riconoscesse i suoi torti: era semplicemente antagonista. chi ha guardato questa storia, dagli schermi in cui il potere erudisce e fotte il pupo, ha avuto quello che si meritava: una secchiata di acqua sporca in faccia!

  14. Umberto rizzo says:

    All’epoca quel giorno ero al deposito personale viaggiante a Porta Garibaldi giunto da Luino come capo treno,e mi ricordo benissimo l’atmosfera che si respirava già in tettoia,tutto il personale di manovra e dirigenti di vari uffici erano dal titolare volevano formare un comitato che andasse ni questura. Io curioso chiedevo ma nessuno che mi spiegava solo al deposito pv. Mi dissero che avevano arrestato un manovratore un certo Pinelli erano andati in tanti a prenderlo,i manovratori x il lavoro che svolgono sono di natura piccoli e smilzi,mi chiesi se ci fosse stato bisogno di un esercito x un soggetto così .solopoi giunto a Casa nel bar frequentato da ferrovierie da poliziotti della ferroviaria si seppe della morte del pericoloso soggetto come dicevano alcuni poliziotti Era un Anarchico io bevendo il caffè dissi ad alta voce e chi ha il diritto di ammazzare un anarchico? Entro le 24h fui convocato dal commissariato di stazione.

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