Le orribili caste alla base degli stupri dell’Uttar Pradesh. In quella regione di 200 milioni di abitanti però c’è anche Sampat Pal Devi con le sue donne in sari rosa che si ribellano alla violenza dehli uomini…

giovedì, giugno 5th, 2014

Maledette caste indiane. L’India evolve col suo Pil ma si lascia dietro un mondo inaccettabile che è ancorato al passato delle caste. L’Uttar Pradesh non è un posto qualunque in India, è a nord one cuore del subcontinente indiano ed è abitata da 200 milioni di persone, è la regione più abitata del pianeta: le città èpiù note sono Kanpur, Luchnow, Agra col suo Taj Mahal, Varanasi (Benares)…

Nelle caste c’è chi diventa intoccabile o fin troppo toccabile, fino alla morte. Ai Bramini (i sacerdoti, sacrificatori e conoscitori dei testi religiosi), gli appartenenti alla casta più alta nella gerarchia, venne associato il colore bianco, agli Kshatria (i guerrieri e i principi) il rosso, ai Vaisia (gli agricoltori, i commercianti e gli artigiani) il giallo. Agli Shudra, i servitori degli altri tre Varna (cioè i gruppi nobili – arya – o rigenerati – dvija – ), venne associato il nero. La gerarchia dei varna configura anche il grado di presunta purezza di ogni gruppo, partendo dai Brahmini, i più puri, fino ai Shudra, gli impuri o contaminati. Mentre le prime tre caste hanno pieno diritto di culto, aglii Shudra non è sempre permesso di offrire sacrifici agli dei. L’appartenenza ad una casta determina il ruolo sociale di chi vi appartiene, quindi il tipo di professione svolta, la persona da sposare (che deve appartenere alla stessa casta – endogamia -) e persino l’alimentazione. Con l’emergere di nuovi gruppi sociali e nuove attività il sistema delle caste si è successivamente evoluto in sottocaste (jati o comunità).

Non tutti gli individui appartengono ad una casta. I cosiddetti “fuori casta” (avarna – senza colore – anche detti “paria” o “intoccabili”) sono coloro che lavorano a contatto con la morte e le cose impure (ad esempio la rimozione delle carcasse di animali, la pulizia delle strade e delle latrine, la lavorazione delle pelli, l’uccisione dei topi), i tribali (che vivono sulle montagne o nella giungla e comunque al di fuori della società) e i figli di unioni di jati diverse.

Agli intoccabili è proibito entrare nei templi ed essi non possono essere cremati alla loro morte. Chi tocca un intoccabile deve immediatamente lavarsi le mani per purificarsi.

Se un intoccabile osasse attingere acqua da un pozzo pubblico, l’acqua si inquinerebbe e nessun altro potrebbe usarlo.

Così è il mondo orribile delle caste.

La famiglia delle due ragazzine uccise e impiccate all’albero è dovuta fuggire, ora vaga per i marciapiedi di New Dehli.

L’altra ragazzina uccisa poche ore fa è stata probabilmente uccisa da un uomo che la famiglia non voleva come marito della giovane.

Il premier Singh che in lingua sikh significa “leone”  non è esattamente un leone, china il capo di fronte a questa orrenda struttura e si limita ad inviare polizia in questi poveri villaggi dei mango su cui impiccare giovani donne.

Non è questo il problema dell’India, il problema è scardinare un sistema di classe che è alla base della ritualità macabra, sessista e omicida di questi ultimi giorni in cui vengono alla luce statistiche sconcertanti come quella che dice che gli stupri perpretati ogni anno ufficialmente in India sarebbero 35 mila, cifra che appena resa nota ha subito spinto qualcuno a dire che il dato è sottostimato.

Però. Però ci sono le donne del bastone guidate dalla straordinaria Sampat Pal Devi. Ci sono le Sue donne dai sari rosa che si battono contro questa violenza. Ma non sono certo in grado di rovesciare da sole questo mondo orribile. Contrastarlo sì, ma non basta.

Quando l’analfabeta Sampat Pal Devi è passata da Roma l’abbiamo sentita raccontare la sua straordinaria esperienza proprio in quell’Uttar Pradesh stravolto ora dagli stupri e dagli assassini di giovani donne. Un punto era chiaro: la polizia spesso è contro queste donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi.

Aiutare Sampat Pal Devi è un primo obiettivo su cui la comunità internazionale può mobilitarsi.

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