Non erano i “politici” del Campidoglio a dover controllare come venivano spesi i soldi per i rom, ma Prefettura e Ministero dell’Interno. E Veltroni su Odevaine non la dice giusta…

lunedì, dicembre 8th, 2014

Chi doveva controllare come venivano spesi i soldi per i campi rom?

I politici, tuona Corrado Formigli a Piazza pulita..

Non è così: i politici hanno ideato quei campi rom come Castel Romano (fu deciso sotto Veltroni sindaco) ma a fare appalti e ad affidarli, pertanto anche a vedere come avrebbero dovuto poi essere eseguiti gli interventi, è stata la Prefettura di Roma.

Che cosa ha fatto la Prefettura per questo controllo?

La situazione è sotto gli occhi di tutti. E quando si dice Prefettura si dice Ministero dell’interno, insomma Angelino Alfano.

Ecco, mi permetto di ricordarlo ai disattenti ospiti di “Piazza pulita” da Matteo Oerfini a BIanca Berlinguer, dal consigliere radicale al consigliere Marchini ecc.

Stasera Servizio pubblico è entrato a Castel Romano. Per fotografarvi il totale degrado.

Bene. Ma come è nato Castel Romano? Dall’idea, poi terminata lì con quell’intervento, di spedire oltre il Raccordo Anulare i rom. L’idea era di Veltroni.

Chi ne ha approfittato poi per liquidare i rom ad esempio da Tor De Cenci, distruggendo perfino i container con le ruspe che erano di proprietà pubblica?

La giunta Alemanno con l’assessore Sveva Belviso in testa che ha spedito i rom di quel piuccolo campo a Castel Romano.

Perché nessuno ha chiesto conto di queste distruzioni totalmente inutili di materiale pubblico (la Corte dei Conti non se ne è resa conmto?)?

Ma che cos’era fin da subito Castel Romano? Un campo privo di acqua e dove è subito scoppiata un’epidemia di epatite. Un lager insomma dal quale come ha raccolto la giornalista stasera sono parte infinite segnalazioni all’Ufficio nomadi del Campidoglio seguitre da nessuna risposta.

In sostanza un’idea pessima (fare campi come Castel Romano) ha spalancato le porte fin dall’inizio a un degrado in cui poi si è infilata come uno sciacallo la corruzione che ha avuto il suo massimo sviluppo sotto Alemanno. Nessuno se ne accorgeva? Ma quando mai…

Due osservazioni poi su Luca Odevaine e la lettera di Veltroni a Repubblica.

Perché Odevaine si è montato la testa in questo modo?

Forse il fatto di avergli affidato la “forza” per gestire le situazioni a rischio (sgomberi, antiabusivismo, rom ecc) è all’origine dei mali.

Perché mai un Comune deve dotarsi di un’organizzazione d’intervento come quella che è stata gestita prima da Odevaine e poi da altri? Non è che creando “sceriffi” si creano anche le condizioni per fare i propri sporchi interessi e saltare sul carro del primo corruttore che si presenta?

Chi era poi Luca Odevaine prima di essere promosso “sceriffo” da Veltroni e passato poi a Zingaretti ecc? Perché metterlo in un ufficio così delicato a usare la forza pubblica e far fare questo salto con un signor nessuno spingendolo così a montarsi progressivamente la testa?

Se fossi Veltroni non parlerei di choc né mi trastullerei con il 2008 come giro di boa: prima Odevaine era uno affidabile, dopo si sarebbe guastato…

Eh no, nessun choc: il difetto è stato nella decisione di creare quello status che ha fatto di Luca Odevaine una sorta di Harvey Keitel in Pulp Fiction, quello che arriva nel posto di un eccidio e dice: nessuna preoccupazione, ci sono io qua per risolvere tutti i problemi…

I risultati, almeno per quanto ci ha fatto capire finora l’inchiesta sulla cosiddetta “mafia romana”, si sono visti.

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