La Fiat, offshore con tanti vizi e nessuna virtù

venerdì, 4 Marzo, 2016

La Fiat e l’editoria non sono un gran connubio. L’editoria alla Fiat è servita in passato per ammollare i guai della Fabbri alla Rcs (erano allora, anni ’80, 300 miliardi da accollarsi in negativo) oppure allestire sempre dentro la povera Rcs il giardinetto della Rcs Video da far gestire a un sodale e che di denari ne costò purtroppo altrettanti.

Dentro la Rcs, allora Rizzoli Periodici, i guai del più antico newsmagazine italiano, l’Europeo ,emersero di colpo quando il settimanale “osò” fare inchieste sulle mine anti-uomo che poi facevano capo all’azienda Valsella che era controllata dalla Fiat e che vendeva mine all’Iraq. Guai a raccontare certi fattacci…Era la fine degli anni ’80, il tutto costò la direzione a un direttore che aveva tirato troppo la corda (Lanfranco Vaccari) e ne fece subentrare uno nuovo di zecca assai di destra che cercammo di tenere fuori con uno sciopero che durò la bellezza di due mesi. Poi costui, che era Vittorio Feltri, riuscì ad insediarsi e fece l’elettroshock al povero giornale insufflandolo di pezzi di destra e di neo-leghismo salvo poi andarsene e portarsi dietro tutto il codazzo di lettori amanti di questo genere neo-horror.

A liquidare il direttore dell’inchiesta Osella e a nominare il gestore di  questa brutale trasformazione destinata a preparare la fine del glorioso giornale era stato un uomo della Fiat, guarda un po’. Così poco dopo ammazzarono anche l’Europeo, che era nato nel 1945, dieci anni prima dell’Espresso e ventidue di Panorama.

Scappando ora dalla Rcs quelli della Fiat hanno avuto la faccia tosta di vantarsi di ricapitalizzazioni, semmai avrebbero dovuto ricordare i bidoni tirati e gli interventi censori.

Gli italiani sanno bene cosa sia la Fiat, quanto abbia munto dalle casse dello stato, quanto abbia imposto politiche protezionistiche, quanto abbia influito sulla distorsione della fisionomia dei trasporti di questo paese, infine quanto sia espatriata alla fine…

Il suo potere in passato è stato perfino quello di impedire nei primi anni ’60 che un libro come “L’immigrazione meridionale a Torino” uscisse con l’Einaudi. Per fortuna potè vedere la luce a Milano, con la Feltrinelli.

Ora andandosene dalla Rcs questa off shore che è incapsulata nella Chrysler chissà dove e ha uffici in Olanda ci fa dire anche a noi la frase pronunciata oggi dal comitato di redazione  del Corriere della sera: “Non sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”…

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